7 gennaio 2022

La Chiesa rinascerà


"Avremo presto, preti ridotti al ruolo di assistenti sociali e il messaggio di fede ridotto a visione politica. Tutto sembrerà perduto, ma al momento opportuno, proprio nella fase più drammatica della crisi, la Chiesa rinascerà. 
Sarà più piccola, più povera, quasi catacombale, ma anche più santa. Perché non sarà più la Chiesa di chi cerca di piacere al mondo, ma la Chiesa dei fedeli a Dio e alla sua legge eterna.
La rinascita sarà opera di un piccolo resto, apparentemente insignificante eppure indomito, passato attraverso un processo di purificazione.
Perché è così che opera Dio. Contro il male, resiste un piccolo gregge."

Joseph Ratzinger - 1969


6 gennaio 2022

6 gennaio: Epifania

Erano tre. Gaspare, Melchiorre e Baldassarre.
Venivano da Oriente diretti a Betlemme. 
Che fossero astrologi, sacerdoti o sapienti, chissà, sappiamo solo che cercavano un re.
Una cometa indicava loro la strada ed era lì in una stalla che giaceva quel Re. 
Si prostrassero ad adorare quel bambino di nome Gesù. Offrirono onori. E incenso, oro, mirra portarono in dono. Incenso perché divino, oro poiché re, mirra per l'uomo che un giorno immolato avrebbe salvato l'umanità dal peccato.
Non da Erode tornarono. In un sogno un angelo sveló loro l'idea malvagia di morte e una diversa strada presero per il ritorno.
E quell'angelo apparve a Giuseppe dicendo di fuggire in Egitto. Di andare lontano per mettere in salvo Gesù.

Buona Epifania 2022!


5 gennaio 2022

La "vera" storia della Befana di don Giampaolo Perugini


In un villaggio, non molto distante da Betlemme, viveva una giovane donna che si chiamava Befana. Non era brutta, anzi, era molto bella e aveva parecchi pretendenti... però aveva un pessimo caratteraccio. Era sempre pronta a criticare e a parlare male del prossimo. Cosicché non si era mai sposata, o perché non le andava bene l’uomo che di volta in volta le chiedeva di diventare sua moglie, o perché l’innamorato, dopo averla conosciuta meglio, si ritirava immediatamente.

Era, infatti, molto egoista e fin da piccola non aveva mai aiutato nessuno. Era, inoltre, come ossessionata dalla pulizia. Aveva sempre in mano la scopa, e la usava così rapidamente che sembrava ci volasse sopra. La sua solitudine, man mano che passavano gli anni, la rendeva sempre più acida e cattiva, tanto che in paese avevano cominciato a soprannominarla "la strega". Lei si arrabbiava moltissimo e diceva un sacco di parolacce. Nessuno in paese ricordava di averla mai vista sorridere.

Quando non puliva la casa con la sua scopa di paglia, si sedeva e faceva la calza. Ne faceva a centinaia. Non per qualcuno, naturalmente! Le faceva per se stessa, per calmare i nervi e passare un po’ di tempo visto che nessuno del villaggio veniva mai a trovarla, né lei sarebbe mai andata a trovare nessuno. Era troppo orgogliosa per ammettere di avere bisogno di un po’ di amore ed era troppo egoista per donare un po’ del suo amore a qualcuno. E poi non si fidava di nessuno. Così passarono gli anni e la nostra Befana, a forza di essere cattiva, divenne anche brutta e sempre più odiata da tutti. Più lei si sentiva odiata da tutti, più diventava cattiva e brutta.

Aveva da poco compiuto settant’anni, quando una carovana giunse nel paese dove abitava. C’erano tanti cammelli e tante persone, più persone di quante ce ne fossero nell’intero villaggio. Curiosa com’era vide subito che c’erano tre uomini vestiti sontuosamente e, origliando, seppe che erano dei re. Re Magi, li chiamavano. Venivano dal lontano oriente, e si erano accampati nel villaggio per far riposare i cammelli e passare la notte prima di riprendere il viaggio verso Betlemme. Era la sera prima del 6 gennaio. Borbottando e brontolando come al solito sulla stupidità della gente che viaggia in mezzo al deserto e disturba invece di starsene a casa sua, si era messa a fare la calza quando sentì bussare alla porta. Lo stomaco si strinse e un brivido le corse lungo la schiena. Chi poteva essere?

Nessuno aveva mai bussato alla sua porta. Più per curiosità che per altro andò ad aprire. Si trovò davanti uno di quei re. Era molto bello e le fece un gran sorriso, mentre diceva: "Buonasera signora, posso entrare?". Befana rimase come paralizzata, sorpresa da questa imprevedibile situazione e, non sapendo cosa fare, le scapparono alcune parole dalla bocca prima ancora che potesse ragionare: "Prego, si accomodi". Il re le chiese gentilmente di poter dormire in casa sua per quella notte e Befana non ebbe né la forza né il coraggio di dirgli di no. Quell’uomo era così educato e gentile con lei che si dimenticò per un attimo del suo caratteraccio, e perfino si offrì di fargli qualcosa da mangiare. Il re le parlò del motivo per cui si erano messi in viaggio. Andavano a trovare il bambino che avrebbe salvato il mondo dall’egoismo e dalla morte. Gli portavano in dono oro, incenso e mirra. "Vuol venire anche lei con noi?". "Io?!" rispose Befana.. "No, no, non posso". In realtà poteva ma non voleva. Non si era mai allontanata da casa.

Tuttavia era contenta che il re glielo avesse chiesto. "Vuole che portiamo al Salvatore un dono anche da parte sua?". Questa poi… Lei regalare qualcosa a qualcuno, per di più sconosciuto. Però le sembrò di fare troppo brutta figura a dire ancora di no. E durante la notte mise una delle sue calze, una sola, dove dormiva il re magio, con un biglietto: "per Gesù". La mattina, all’alba, finse di essere ancora addormentata e aspettò che il re magio uscisse per riprendere il suo viaggio.
Era già troppo in imbarazzo per sostenere un’altra, seppur breve, conversazione.
Passarono trent’anni. Befana ne aveva appena compiuti cento. Era sempre sola, ma non più cattiva. Quella visita inaspettata, la sera prima del sei gennaio, l’aveva profondamente cambiata. Anche la gente del villaggio nel frattempo aveva cominciato a bussare alla sua porta. Dapprima per sapere cosa le avesse detto il re, poi pian piano per aiutarla a fare da mangiare e a pulire casa, visto che lei aveva un tale mal di schiena che quasi non si muoveva più. E a ciascuno che veniva, Befana cominciò a regalare una calza. Erano belle le sue calze, erano fatte bene, erano calde. Befana aveva cominciato anche a sorridere quando ne regalava una, e perciò non era più così brutta, era diventata perfino simpatica.

Nel frattempo dalla Galilea giungevano notizie di un certo Gesù di Nazareth, nato a Betlemme trent’anni prima, che compiva ogni genere di miracoli. Dicevano che era lui il Messia, il Salvatore. Befana capì che si trattava di quel bambino che lei non ebbe il coraggio di andare a trovare.
Ogni notte, al ricordo di quella notte, il suo cuore piangeva di vergogna per il misero dono che aveva fatto portare a Gesù dal re magio: una calza vuota... una calza sola, neanche un paio! Piangeva di rimorso e di pentimento, ma questo pianto la rendeva sempre più amabile e buona.
Poi giunse la notizia che Gesù era stato ucciso e che era risorto dopo tre giorni. Befana aveva allora 103 anni. Pregava e piangeva tutte le notti, chiedendo perdono a Gesù. Desiderava più di ogni altra cosa rimediare in qualche modo al suo egoismo e alla sua cattiveria di un tempo. Desiderava tanto un’altra possibilità ma si rendeva conto che ormai era troppo tardi.

Una notte Gesù risorto le apparve in sogno e le disse: "Coraggio Befana! Io ti perdono. Ti darò vita e salute ancora per molti anni. Il regalo che tu non sei venuta a portarmi quando ero bambino ora lo porterai a tutti i bambini da parte mia. Volerai da ogni capo all’altro della terra sulla tua scopa di paglia e porterai una calza piena di caramelle e di regali ad ogni bambino che a Natale avrà fatto il presepio e che, il sei gennaio, avrà messo i re magi nel presepio. Ma mi raccomando! Che il bambino sia stato anche buono, non egoista... altrimenti gli metterai del carbone dentro la calza sperando che l’anno dopo si comporti da bambino generoso".
E la Befana fece così e così ancora sta facendo per obbedire a Gesù.
Durante tutto l’anno, piena di indicibile gioia, fa le calze per i bambini... ed il sei gennaio gliele porta piene di caramelle e di doni.
È talmente felice che, anche il carbone, quando lo mette, è diventato dolce e buono da mangiare.




4 gennaio 2022

"Siete disposti..." di Henry Van Dyke


Siete disposti a dimenticare quel che avete fatto per gli altri e a ricordare quel che gli altri hanno fatto per voi? 
A ignorare quel che il mondo vi deve e a pensare a ciò che voi dovete al mondo? 
A mettere i vostri diritti in fondo al quadro, i vostri doveri nel mezzo e la possibilità di fare un po’ di più del vostro dovere in primo piano? 
Ad accorgervi che i vostri simili esistono come voi, e a cercare di guardare dietro i volti per vedere il cuore? 
A capire che probabilmente la sola ragione della vostra esistenza non è ciò che voi avrete dalla vita, ma ciò che darete alla vita? 
A non lamentarvi per come va l’universo e a cercare intorno a voi un luogo in cui potrete seminare qualche granello di felicità? Siete disposti a fare queste cose sia pure per un giorno solo? 
Allora per voi Natale durerà per tutto l’anno.


2 gennaio 2022

"Pensaci bene la prossima volta" di Andrew Faber


Pensaci bene la prossima volta
prima di dire che il vecchio anno, è stato uno schifo.
Prima di mandarlo affanculo
come la moda dei nostri giorni t’impone.
Non sei un rivoluzionario se lo fai.
Perdonami. Ma sei un coglione.
Cercati piuttosto un buon compagno di viaggio.
E se sarà una donna, spera a breve di chiamarla amore.
Tieni fuori anima e bambini dagli sproloqui della rabbia. Loro sono altrove.
Non nasconderti, se non hai un buon motivo per sentirti solo.
Se soffri di extrasistole cercati qualcuno che sappia accarezzarti bene il cuore.
Abbi coraggio, sempre, di buttare via.
Di dare un calcio in culo a tutto ciò che non ha un posto.
Non farti ricordare come uno che abbracciava tutti.
Ma fai in modo che tutti quelli che ricevono un tuo abbraccio, si ricordino di te.
Mischia sempre bene: sesso, alcool e poesia.
Corri di meno e passeggia di più.
Per la strada o per le stelle.
Non invitarmi a cena, se metti la cipolla nella carbonara.
Non sostituire - santo Dio - MAI una “c” con una “k” e okkio ai congiuntivi.
Sentiti in diritto di cantare a squarciagola mentre fai la doccia.
Chiuditi ogni giorno, per un’ora
dentro al buio di una stanza coi tuoi mostri.
Quando la sveglia suona, corri al bagno, sciacquati il viso. Torna a splendere.
Sii puntuale dammi retta.
E se ti avanza tempo, cerca di non farti male.
Amare la vita, non è roba da sfigati, da illusi o da perdenti.
Amare la vita, è roba da ricchi.
E tu
che come me
che come noi
a fine mese ci arrivi con la speranza a pezzi
e la preghiera che il bancomat “passi”
tu che come me
che come noi
che come tutti
non hai le carte in regola
per conoscere il futuro
sappi che mentre sto scrivendo queste righe
nel parcheggio di un supermercato
uno stronzo mi ha appena preso in retromarcia
ed è scappato.
Per questo ti dico, abbi pazienza.
So di cosa parli.
Impreca se ti aiuta.
Respira più che puoi.
Ascolta De André, Fossati, Dalla, Battiato, De Gregori, Gaber, Guccini e Battisti.
Stringi forte i pugni (ma non li usare)
Vivitela abbestia.
Resisti.