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3 giugno 2026

740 bambini polacchi salvati da un Maharaja


Nel pieno della Seconda guerra mondiale, nel 1942, una nave carica di bambini vagava nel Mare d’Arabia senza trovare un porto disposto ad accoglierla. A bordo c’erano 740 bambini polacchi, sopravvissuti ai campi di lavoro sovietici dove molti dei loro genitori erano morti di fame, malattie e stenti. Dopo una fuga attraverso l’Iran, avevano raggiunto il mare nella speranza di trovare rifugio, ma lungo le coste dell’India nessun porto voleva accoglierli.
Porto dopo porto, le autorità dell’Impero Britannico – che allora controllava gran parte del subcontinente indiano – respingevano la nave. Le risposte erano sempre le stesse: non era una loro responsabilità. Intanto le scorte di cibo e medicine diminuivano e la speranza iniziava a spegnersi.

Tra quei bambini c’era Maria, dodici anni, che stringeva la mano del fratellino di sei. Prima di morire, la madre le aveva chiesto di proteggerlo. Ma proteggere qualcuno diventava quasi impossibile quando il mondo intero sembrava voltarsi dall’altra parte.

La notizia arrivò però fino al piccolo palazzo di Navanagar, nell’attuale stato indiano del Gujarat. Il sovrano locale era Jam Sahib Digvijay Singhji, un Maharaja che governava un principato sotto il controllo britannico. Non aveva il potere di sfidare apertamente l’impero, né l’obbligo di intervenire.

Quando i suoi consiglieri gli riferirono che 740 bambini erano bloccati in mare perché nessun porto voleva accoglierli, il sovrano chiese semplicemente quanti fossero. "Settecentoquaranta", risposero. Dopo un breve silenzio, pronunciò parole che cambiarono il destino di tutti loro: gli inglesi potevano controllare i suoi porti, disse, ma non la sua coscienza. Quei bambini sarebbero sbarcati a Navanagar.

Nonostante il rischio di tensioni con le autorità britanniche, inviò il messaggio che avrebbe salvato centinaia di vite: erano i benvenuti.

Nell’agosto del 1942 la nave entrò finalmente in porto. I bambini scesero a terra esausti, deboli, troppo provati per piangere. Ad attenderli sul molo c’era il Maharaja, vestito di bianco. Si inginocchiò per guardare i più piccoli negli occhi e, attraverso gli interpreti, disse loro qualcosa che molti non sentivano dalla morte dei genitori: non erano più orfani. Da quel momento sarebbero stati suoi figli.

Il sovrano non fece costruire un semplice campo per rifugiati. A Balachadi creò un vero villaggio dove i bambini potessero crescere. Organizzò scuole con insegnanti polacchi, fece preparare cibo della loro tradizione, permise loro di cantare le canzoni della loro infanzia e di mantenere la propria lingua e cultura. Anche il Natale veniva celebrato secondo le tradizioni polacche, sotto il cielo tropicale dell’India.

Per quattro anni, mentre il mondo era devastato dalla guerra, quei bambini vissero lì non come profughi, ma come una famiglia. Il maharaja visitava spesso il villaggio, conosceva i loro nomi, partecipava ai compleanni e cercava di consolare chi continuava a piangere i genitori perduti. Tutto – medici, insegnanti, vestiti e cibo – veniva pagato con il suo patrimonio personale.

Quando la guerra finì e arrivò il momento di lasciare Balachadi, molti di loro piansero. Quel luogo era diventato l’unica vera casa che avessero conosciuto dopo la tragedia.

Oggi quei bambini sono cresciuti: sono diventati medici, insegnanti, genitori e nonni. In Polonia piazze e scuole portano il nome di Jam Sahib Digvijay Singhji, che ha ricevuto importanti onorificenze dal Paese.

Ma il suo vero monumento non è fatto di pietra: sono le 740 vite che riuscì a salvare quando, mentre il mondo chiudeva le porte, decise semplicemente di aprirle.

Dal web

29 maggio 2026

Vanessa cardui

Vanessa cardui, nota come Vanessa del cardo, (conosciuta in inglese come Painted Lady), è una farfalla migratrice cosmopolita della famiglia Ninfalidi. 
Famosa per le sue lunghe migrazioni che coprono quasi tutti i continenti (esclusa l'Antartide), compie viaggi eccezionali, spesso in più generazioni, dall'Africa all'Europa e viceversa. Attraversa deserti e mari, volando spesso a quote elevate, sfruttando i venti favorevoli per ridurre il dispendio energetico

È un lepidottero di medie dimensioni (circa 60 mm di apertura alare) con ali arancioni, nere e bianche, e le sue larve si nutrono principalmente di cardo e ortica, ma anche di altre piante. 
È un insetto di grande interesse scientifico per le sue straordinarie capacità di volo e adattamento.

Questi sono gli scatti di una deliziosa "Vanessa cardui" sulla siepe del mio giardino (Rhyncospermum jasminoide).
Vederla ferma è un'opportunità rara per ammirarne i dettagli.
Chissà, se ferma al sole, probabilmente si sta scaldando per prepararsi al volo, o sta riposando durante le sue lunghe migrazioni che possono portarla a viaggiare per oltre 1.000 chilometri.
È certamente uno degli insetti migratori più impressionanti del pianeta! 


 

25 maggio 2026

L'egoista

 "L'egoista non è quello 
che vive come gli pare e piace, 
ma quello che chiede agli altri 
di vivere come pare e piace a lui; 
l'altruista è quello che lascia
che gli altri vivano 
come piace a loro..."

Oscar Wilde



21 maggio 2026

"Vecchiaia" di Barbara Alberti

"Donne stiamo attente, ci stanno levando tutto! Se ci levano anche la vecchiaia siamo fritte. Voglio restaurare una parola fuori moda, fuori legge: vecchiaia.

La vecchiaia è un'età anche interessante, la vecchiaia è un'età molto anarchica e romantica. Perché ogni giorno può essere l'ultimo, perché sei in fuga dalla morte e ogni giorno in più dici: tié, ti ho fregato. È un età molto fervida, è un'adolescenza senza domani. E sarebbe un'età interessante se non fosse che poi si muore.

Cioè, io la retorica sulla bellezza della vecchiaia la lascio al mercato che ci adula a noi vecchi per venderci i suoi schifosi prodotti. Mi secca essere vecchia, perché è la porta della morte ed è, e resta, una maledizione biblica. Però non è mai stata così brutta da quando si cerca di nasconderla, da quando non si nomina più, cioè, non è una parolaccia è il nome di una stagione, perché esistono le stagioni e c'è una grande durezza, ma anche una grande dolcezza in questo.

Terza età, anziano, mi fa sentire in fin di vita mentre vecchio ha un bel suono di battaglia, vecchio! La vecchiaia femminile è stata abrogata dal mercato e la donna è stata demonizzata: la donna accetta la farsa della giovinezza obbligatoria, la plastica è il nostro burqua.

Ci fosse il filtro di giovinezza ti credo correrei! Farei qualsiasi bassezza, vorrei avere sedici anni in tutto, specie nella mente, ma anche in corpo, nel fegato... E se non mi sono rifatta non è perché non sono vanitosa, ma è perché sono vanitossissima, di una vanità ributtante, e non voglio aggiungere l'oltraggio del bisturi a quello del tempo. 

Certo, ci vuole un senso dell'umorismo sempre più spiccato per portare in giro la propria faccia, però mica sei vecchio sempre. La persona libera cambia età molte volte al giorno: siate nonne a quindici anni, fidanzate a ottanta, ma non siate mai quelle che gli altri vogliono.

La donna oggi: in una mano la ramazza nell'altra il biberon,  nell'altra il computer, nell'altra la biancheria sexy, nell'altra i vecchi da curare. Ma quante mani ha una donna? E adesso bisogna pure essere fighe fino a ottant'anni. Ma perché? Non facevamo già abbastanza?"


17 maggio 2026

E non mi piace quando qualcuno viene a casa mia

Ho 60 anni. E non mi piace quando qualcuno viene a casa mia.

Ho 60 anni. Vivo da sola da molti anni, e più il tempo passa, più mi rendo conto che non mi piace avere ospiti. Non è sempre stato così. Da giovane adoravo accogliere gente. Mi sembrava normale: la casa doveva essere aperta, la porta sempre socchiusa, il profumo del cibo in cucina, le risate, le chiacchiere fino a tarda sera. Preparavo la tavola, correvo avanti e indietro con i piatti, felice che le persone si sentissero a loro agio da me. Mi stancavo, certo, ma era una stanchezza bella. Mi sentivo utile.

Ora è tutto diverso. Col tempo ho imparato a sentire la casa come uno spazio solo mio, e non voglio farci entrare nessuno. Nemmeno chi mi è vicino. Nemmeno se viene con buone intenzioni. Quando squilla il telefono e qualcuno dice: "Passiamo a trovarti", sento subito un peso sul petto. Penso: "Perché? Per quanto resteranno? Cosa devo dire o fare?" Mi verrebbe voglia di nascondermi, inventare una scusa.

Ho capito che la presenza di qualcun altro rompe un equilibrio. Ogni oggetto è al suo posto, ogni tazza, ogni libro sistemato come piace a me. È il mio ordine. Poi arriva qualcuno, appoggia una tazza nel punto sbagliato, si siede sulla mia sedia, apre il frigorifero, accende il rubinetto. Per altri sono dettagli insignificanti, ma per me in quel momento è come se il mio piccolo mondo venisse stravolto. Come se mi mancasse l’aria.

Quando vengono i miei figli è un po' diverso. Li aspetto, mi mancano. Ma anche in quel caso… Sono felice di vederli, ma subito dopo inizia l'ansia: staranno bene? Piacerà il cibo? C'è abbastanza spazio? La casa è in ordine? Sono sempre tesa. E quando se ne vanno, sento sollievo. Posso tornare a respirare. Posso essere di nuovo me stessa. Girare in vestaglia, bere un tè in silenzio, guardare fuori dalla finestra senza fretta.

So che con l’età ho meno energia per interagire. Quando qualcuno è in casa, devo parlare, sorridere, tenere viva la conversazione, fare la padrona di casa. Ma io, quella parte, non la voglio più. Sono stanca. Non ho più la forza di fare finta di essere accogliente quando dentro mi sento vuota o stanca. Sto meglio da sola. Posso parlare al telefono con i miei figli, incontrare un'amica al bar, fare una passeggiata al parco. Ma a casa… quasi mai invito qualcuno.

Per un periodo ho pensato che fosse sbagliato. Che mi stessi chiudendo. Che fosse la solitudine o la vecchiaia. Poi ho capito: non è una malattia. Non è un capriccio. È un mio diritto. Ho il diritto di proteggere il mio spazio. La mia casa è il mio riflesso. È il posto dove posso essere vera, dove non devo recitare per nessuno. Decido io chi può varcare quella porta. E la maggior parte delle volte, la risposta è: nessuno.

Mi dicono: "Ma così finirai sola." E io sono già sola. Ma in questa solitudine ho trovato la pace. Sì, a volte ho voglia di parlare, di abbracciare qualcuno. Ma ho trovato altri modi per farlo. E la mia casa… la tengo solo per me.

Potrà sembrare strano. Qualcuno giudicherà, dirà che la vecchiaia rende solitari. O forse no. Forse è solo maturità. Ho passato tanti anni a vivere per gli altri. A cucinare, accogliere, intrattenere. Ora voglio vivere per me.

E mi chiedo: è solitudine e stanchezza, o è semplicemente il naturale desiderio di una donna della mia età? Difendere il proprio mondo… e non farci entrare più nessuno.

Dal web


13 maggio 2026

Viale Bruno Buozzi di San Benedetto del Tronto

Passeggiando in centro...

È il Marciapiede lato est 
del Viale Bruno Buozzi.

Punto di riferimento turistico 
e sociale della città,
questa mattina
il viale appare più calmo
e meno frequentato del solito,
complice il tempo un po' nuvoloso
È l'atmosfera ideale 
per una passeggiata tranquilla,
di pace e relax.
La presenza di nuvole 
con il sole un po' fioco,
non può certo distogliermi 
dal fare qualche scatto
al viale e alle aiuole con rose.
 

 

11 maggio 2026

"Maternità" di Rabindranath Tagore


Da dove sono venuto?
Dove mi hai trovato?
Domandò il bambino a sua madre.
Ed ella pianse e rise allo stesso tempo
e stringendolo al petto gli rispose:
tu eri nascosto nel mio cuore, bambino mio,
tu eri il suo desiderio.

Tu eri nelle bambole della mia infanzia,
in tutte le mie speranze,
in tutti i miei amori, nella mia vita,
nella vita di mia madre,
tu hai vissuto.

Lo Spirito immortale che presiede nella nostra casa
ti ha cullato nel Suo seno in ogni tempo,
e mentre contemplo il tuo viso,
l’onda del mistero mi sommerge
perché tu che appartieni a tutti,
tu mi sei stato donato.

E per paura che tu fugga via
ti tengo stretto nel mio cuore.
Quale magia ha dunque affidato
il tesoro del mondo nelle mie esili braccia?


10 maggio 2026

Mamma


Sono qui mamma
accanto a te.
Mi tieni la mano
non vuoi
che me ne vada.
Mi tiri a te
per abbracciarmi
e mi sussurri
ti voglio bene.
È tenerezza
unico e grande
amore. 
Ti voglio bene
continui a ripetere
con un filo di voce.
Anch'io
ti voglio bene
mamma
ma sono certa
che tu
me ne vuoi di più.

💕



7 maggio 2026

Faccio ordine


È un pomeriggio 
come tanti.
Faccio ordine
 nei miei pensieri
che stanno lì
un po' alla rinfusa.
Come tanti libri
sugli scaffali
li suddivido
per importanza
argomenti
date e gradimento.
Ora è tutto in ordine
lì nella mia testa.
Così appagata e stanca
voglio solo riposare.

📚


3 maggio 2026

Tamerici e il mare

 È una splendida giornata.
Il cielo è azzurro 
e senza nuvole,
l'aria è tersa e pulita,
un po' fresca...
Il mare è lì, oltre la sabbia,
al di là degli alberi 
dei tamerici.




2 maggio 2026

Non date mai nulla per scontato

Non date mai 
nulla per scontato 
né l'amicizia, né l'amore. 
Nulla. 
Perché se un sentimento, 
un'mozione li date per scontati, 
perdono la loro vitalità. 
Dare per scontata una persona 
significa non darle più l'importanza 
e l'attenzione che merita. 
Significa iniziare a perderla.

Agostino Degas



28 aprile 2026

Non è che la vita...


"Poi non è che la vita vada come tu te la immagini. Fa la sua strada. E tu la tua. 
E non sono la stessa strada. Così... Io non è che volevo essere felice, questo no. Volevo... salvarmi, ecco: salvarmi. 

Ma ho capito tardi da che parte bisognava andare: dalla parte dei desideri. Uno si aspetta che siano altre cose a salvare la gente: il dovere, l'onestà, essere buoni, essere giusti. No. Sono i desideri che salvano. Sono l'unica cosa vera. Tu stai con loro, e ti salverai. 
Però troppo tardi l'ho capito. 

Se le dai tempo, alla vita, lei si rigira in un modo strano, inesorabile: e tu ti accorgi che a quel punto non puoi desiderare qualcosa senza farti del male. È lì che salta tutto, non c'è verso di scappare, più ti agiti più si ingarbuglia la rete, più ti ribelli più ti ferisci. 
Non se ne esce. 

Quando era troppo tardi, io ho iniziato a desiderare. Con tutta la forza che avevo. Mi sono fatta tanto di quel male che tu non te lo puoi nemmeno immaginare."

Alessandro Baricco 
dal libro "Oceano mare"