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23 giugno 2026

L'acqua di San Giovanni

Ciotola con fiori e erbe aromatiche,
 pronta per essere messa fuori
alla "rugiada della notte"
 ... e alla luce della Luna.

✨️

"L'acqua di San Giovanniè una tradizione popolare italiana che si celebra nella notte tra il 23 e il 24 giugno, in coincidenza con il giorno di San Giovanni Battista. 

La leggenda vuole che la notte del 23 giugno, che precede la nascita di San Giovanni Battista, sia una notte magica, durante la quale si celebrano riti propiziatori e purificatori e che l’acqua di San Giovanni possieda delle virtù curative e protettrici che porta salute, fortuna, amore e prosperità.

Le forze della natura si uniscono e conferiscono alle piante e all'acqua tutt'intorno il più alto culmine energetico.

Quest’acqua ha il potere di allontanare le avversità e proteggere i raccolti, visto che in estate possono verificarsi fenomeni atmosferici, quali temporali improvvisi e siccità, che rischiano di mettere in pericolo il raccolto.

L’acqua di San Giovanni è preparata per raccogliere la rugiada, che simboleggia la luna e porta fortuna grazie al potere dei fiori.
Viene preparata raccogliendo semplicemente un mix di fiori, petali e erbe aromatiche che si hanno a disposizione nel proprio territorio: rosa, ginestra, papavero, trifoglio, caprifoglio, iperico (erba di San Giovanni), verbena,  artemisia, malva, rosmarino, lavanda, sambuco, passiflora, menta, camomilla...

Mettere tutte le erbe raccolte in una bacinella con dell’acqua e lasciarle a macerare sul balcone di casa o fuori da una finestra, in attesa della rugiada della notte.

Nella notte, la "rugiada degli Deidonerà a queste erbe tutte le energie positive.
La mattina successiva (24 giugno) è usanza utilizzare l’acqua di San Giovanni per lavare mani e viso, per spruzzarla negli angoli della casa o regalarla a parenti e amici per allontanare le energie negative, o usata per annaffiare per proteggere il raccolto e attirare abbondanza.


21 giugno 2026

Mondo digitale


"Cercate l'intelligenza che ha generato la rivoluzione digitale: è assai più importante che studiare quella che ne è stata generata: ne è la matrice originaria. 
Perché l'uomo nuovo non è quello prodotto dallo smartphone: è quello che lo ha inventato, che ne aveva bisogno, che se l'è disegnato a suo uso e consumo, che lo ha costruito per fuggire da una prigione, o rispondere a una domanda, o zittire una paura. 
Abituatevi a considerare il mondo digitale come un effetto, non come una causa. Spostate lo sguardo verso il punto in cui tutto è iniziato."

Alessandro Baricco
dal libro "The Game"


19 giugno 2026

Era una ragazza semplice


"Era una ragazza semplice, di quelle che sognano dietro ai libri e alle poesie, e se la vita è carogna non importa, una ragione buona per sorridere la trovi comunque. Era un tipo così. Ed era carina, questo bisogna dirlo. Non del genere vistoso, quelle che ti giri a guardarle. Più semplice. 
Ma aveva qualcosa che ti accalappiava, niente da dire, ce l'aveva. Come una specie di limpidezza, di trasparenza. Era quel tipo di donna che quando ce l'hai tra le braccia, sai che lei è lì, proprio tra le tue braccia e da nessuna altra parte. Non so se avete presente. Ma è una cosa rara."

Alessandro Baricco
dal libro "Novecento"

16 giugno 2026

Tutto vale


Io credo che una foglia d’erba non valga affatto
meno della quotidiana fatica delle stelle.
E la formica è ugualmente perfetta, come un granello di sabbia,
come l’uovo di uno scricciolo.
E la piccola rana è un capolavoro pari a quelli più famosi,
e il rovo rampicante potrebbe ornare i balconi del cielo.
E la giuntura più piccola della mia mano qualsiasi meccanismo può deridere.

Walt Whitman



13 giugno 2026

Non mi racconto


Non mi racconto
non parlo di me.
Non scavo nel mio profondo
lo fanno gli altri per me.
Io gelosa del mio animo
custodisco tutto nel cuore.
Così mi ritrovo
nelle parole
pensieri o concetti
di un racconto
o di una poesia.
Io sono lì
nei sentimenti
di ogni scrittore
e poeta.

R♡
✒️

9 giugno 2026

Dove stiamo sbagliando davvero?


Ogni generazione nel corso dei secoli, ha dovuto affrontare prove difficili: povertà, malattie, guerre, ingiustizie e sofferenze di ogni genere. Eppure, grazie alla fede, alla forza della famiglia, al senso di comunità e al rispetto per la vita, si trovava il coraggio di andare avanti anche nei momenti più bui.
Oggi il crescente disagio di tanti giovani e le notizie di vite spezzate troppo presto ci interrogano profondamente. Non possiamo restare indifferenti davanti a una sofferenza così grande.

Viviamo in una società che spesso esalta l'apparenza più dell'essere, il successo più dei valori, il "tutto e subito" più della pazienza e dell'impegno. I social possono diventare strumenti di confronto continuo, il bullismo continua a fare vittime silenziose e molti ragazzi si sentono soli pur essendo sempre connessi.

Forse stiamo perdendo qualcosa di importante: la capacità di ascoltare, di educare al valore della vita, di trasmettere speranza, responsabilità e fiducia nel futuro.

È una tristezza immensa vedere giovani che non riescono più a intravedere una strada davanti a sé. E allora la domanda che dovremmo porci, senza cercare colpevoli ma con onestà, è una sola: dove stiamo sbagliando davvero?


7 giugno 2026

Il resto è niente


"Niente si sa, 
tutto si immagina. 
Circondati di rose, 
ama, bevi, e taci. 
Il resto è niente."

Fernando Pessoa



3 giugno 2026

740 bambini polacchi salvati da un Maharaja


Nel pieno della Seconda guerra mondiale, nel 1942, una nave carica di bambini vagava nel Mare d’Arabia senza trovare un porto disposto ad accoglierla. A bordo c’erano 740 bambini polacchi, sopravvissuti ai campi di lavoro sovietici dove molti dei loro genitori erano morti di fame, malattie e stenti. Dopo una fuga attraverso l’Iran, avevano raggiunto il mare nella speranza di trovare rifugio, ma lungo le coste dell’India nessun porto voleva accoglierli.
Porto dopo porto, le autorità dell’Impero Britannico – che allora controllava gran parte del subcontinente indiano – respingevano la nave. Le risposte erano sempre le stesse: non era una loro responsabilità. Intanto le scorte di cibo e medicine diminuivano e la speranza iniziava a spegnersi.

Tra quei bambini c’era Maria, dodici anni, che stringeva la mano del fratellino di sei. Prima di morire, la madre le aveva chiesto di proteggerlo. Ma proteggere qualcuno diventava quasi impossibile quando il mondo intero sembrava voltarsi dall’altra parte.

La notizia arrivò però fino al piccolo palazzo di Navanagar, nell’attuale stato indiano del Gujarat. Il sovrano locale era Jam Sahib Digvijay Singhji, un Maharaja che governava un principato sotto il controllo britannico. Non aveva il potere di sfidare apertamente l’impero, né l’obbligo di intervenire.

Quando i suoi consiglieri gli riferirono che 740 bambini erano bloccati in mare perché nessun porto voleva accoglierli, il sovrano chiese semplicemente quanti fossero. "Settecentoquaranta", risposero. Dopo un breve silenzio, pronunciò parole che cambiarono il destino di tutti loro: gli inglesi potevano controllare i suoi porti, disse, ma non la sua coscienza. Quei bambini sarebbero sbarcati a Navanagar.

Nonostante il rischio di tensioni con le autorità britanniche, inviò il messaggio che avrebbe salvato centinaia di vite: erano i benvenuti.

Nell’agosto del 1942 la nave entrò finalmente in porto. I bambini scesero a terra esausti, deboli, troppo provati per piangere. Ad attenderli sul molo c’era il Maharaja, vestito di bianco. Si inginocchiò per guardare i più piccoli negli occhi e, attraverso gli interpreti, disse loro qualcosa che molti non sentivano dalla morte dei genitori: non erano più orfani. Da quel momento sarebbero stati suoi figli.

Il sovrano non fece costruire un semplice campo per rifugiati. A Balachadi creò un vero villaggio dove i bambini potessero crescere. Organizzò scuole con insegnanti polacchi, fece preparare cibo della loro tradizione, permise loro di cantare le canzoni della loro infanzia e di mantenere la propria lingua e cultura. Anche il Natale veniva celebrato secondo le tradizioni polacche, sotto il cielo tropicale dell’India.

Per quattro anni, mentre il mondo era devastato dalla guerra, quei bambini vissero lì non come profughi, ma come una famiglia. Il maharaja visitava spesso il villaggio, conosceva i loro nomi, partecipava ai compleanni e cercava di consolare chi continuava a piangere i genitori perduti. Tutto – medici, insegnanti, vestiti e cibo – veniva pagato con il suo patrimonio personale.

Quando la guerra finì e arrivò il momento di lasciare Balachadi, molti di loro piansero. Quel luogo era diventato l’unica vera casa che avessero conosciuto dopo la tragedia.

Oggi quei bambini sono cresciuti: sono diventati medici, insegnanti, genitori e nonni. In Polonia piazze e scuole portano il nome di Jam Sahib Digvijay Singhji, che ha ricevuto importanti onorificenze dal Paese.

Ma il suo vero monumento non è fatto di pietra: sono le 740 vite che riuscì a salvare quando, mentre il mondo chiudeva le porte, decise semplicemente di aprirle.

Dal web

29 maggio 2026

Vanessa cardui

Vanessa cardui, nota come Vanessa del cardo, (conosciuta in inglese come Painted Lady), è una farfalla migratrice cosmopolita della famiglia Ninfalidi. 
Famosa per le sue lunghe migrazioni che coprono quasi tutti i continenti (esclusa l'Antartide), compie viaggi eccezionali, spesso in più generazioni, dall'Africa all'Europa e viceversa. Attraversa deserti e mari, volando spesso a quote elevate, sfruttando i venti favorevoli per ridurre il dispendio energetico

È un lepidottero di medie dimensioni (circa 60 mm di apertura alare) con ali arancioni, nere e bianche, e le sue larve si nutrono principalmente di cardo e ortica, ma anche di altre piante. 
È un insetto di grande interesse scientifico per le sue straordinarie capacità di volo e adattamento.

Questi sono gli scatti di una deliziosa "Vanessa cardui" sulla siepe del mio giardino (Rhyncospermum jasminoide).
Vederla ferma è un'opportunità rara per ammirarne i dettagli.
Chissà, se ferma al sole, probabilmente si sta scaldando per prepararsi al volo, o sta riposando durante le sue lunghe migrazioni che possono portarla a viaggiare per oltre 1.000 chilometri.
È certamente uno degli insetti migratori più impressionanti del pianeta! 


 

25 maggio 2026

L'egoista

 "L'egoista non è quello 
che vive come gli pare e piace, 
ma quello che chiede agli altri 
di vivere come pare e piace a lui; 
l'altruista è quello che lascia
che gli altri vivano 
come piace a loro..."

Oscar Wilde



21 maggio 2026

"Vecchiaia" di Barbara Alberti

"Donne stiamo attente, ci stanno levando tutto! Se ci levano anche la vecchiaia siamo fritte. Voglio restaurare una parola fuori moda, fuori legge: vecchiaia.

La vecchiaia è un'età anche interessante, la vecchiaia è un'età molto anarchica e romantica. Perché ogni giorno può essere l'ultimo, perché sei in fuga dalla morte e ogni giorno in più dici: tié, ti ho fregato. È un età molto fervida, è un'adolescenza senza domani. E sarebbe un'età interessante se non fosse che poi si muore.

Cioè, io la retorica sulla bellezza della vecchiaia la lascio al mercato che ci adula a noi vecchi per venderci i suoi schifosi prodotti. Mi secca essere vecchia, perché è la porta della morte ed è, e resta, una maledizione biblica. Però non è mai stata così brutta da quando si cerca di nasconderla, da quando non si nomina più, cioè, non è una parolaccia è il nome di una stagione, perché esistono le stagioni e c'è una grande durezza, ma anche una grande dolcezza in questo.

Terza età, anziano, mi fa sentire in fin di vita mentre vecchio ha un bel suono di battaglia, vecchio! La vecchiaia femminile è stata abrogata dal mercato e la donna è stata demonizzata: la donna accetta la farsa della giovinezza obbligatoria, la plastica è il nostro burqua.

Ci fosse il filtro di giovinezza ti credo correrei! Farei qualsiasi bassezza, vorrei avere sedici anni in tutto, specie nella mente, ma anche in corpo, nel fegato... E se non mi sono rifatta non è perché non sono vanitosa, ma è perché sono vanitossissima, di una vanità ributtante, e non voglio aggiungere l'oltraggio del bisturi a quello del tempo. 

Certo, ci vuole un senso dell'umorismo sempre più spiccato per portare in giro la propria faccia, però mica sei vecchio sempre. La persona libera cambia età molte volte al giorno: siate nonne a quindici anni, fidanzate a ottanta, ma non siate mai quelle che gli altri vogliono.

La donna oggi: in una mano la ramazza nell'altra il biberon,  nell'altra il computer, nell'altra la biancheria sexy, nell'altra i vecchi da curare. Ma quante mani ha una donna? E adesso bisogna pure essere fighe fino a ottant'anni. Ma perché? Non facevamo già abbastanza?"