20 maggio 2016

Fortuna che c’è Facebook (si fa per dire...)


Ho la vaga sensazione che trascorrere ore ed ore al computer, al tablet o al cellulare per Facebook, Twitter, Blog personali o altri social network sia dettato da quel bisogno inconscio di amore, di attenzione, di partecipazione; di quel legame primordiale, biologico, che ci lega ad un altro essere.

Quel cordone ombelicale, con il resto del mondo, che non vorremmo mai tagliare, quando invece la vita frenetica e la stanchezza ci tolgono il tempo e la giusta propensione  verso gli altri, senza poter vivere, di conseguenza, i momenti della giornata in modo totale sotto l’aspetto emotivo, o comunque non abbastanza o nel modo desiderato.

Gli esseri umani, non possiamo negarlo, sono molto, ma molto vari.  Ci sono i saccenti, i facoltosi, i frustrati, i depressi, i timidi, gli ambigui, i solitari, gli emarginati, gli sfigati, i complessati, i perseguitati, i delusi, e così via... e relazionare con altri, oltretutto, non è sempre facile.

Ed ecco, invece, che attraverso Facebook, Twitter, Blogger o altri servizi di rete si può entrare in scena, restando se stessi o creandosi un personaggio, ed avere amici, follower e lettori senza fine.

Si può creare un’altra identità, si può barare, si può giocare appropriandosi di una natura non propria  (indole, sentimenti, cultura, aspetto fisico…); si può entrare nella vita privata degli altri, nelle vicende più o meno personali: cosa si fa, cosa si pensa, dove si va, dove si è stati...  foto, immagini, pensieri, dediche … 

Privacy ? Ma chi se ne fotte ! Si è tutti sulla stessa barca! Io so di te, tu sai di me. 
Un “grande fratello” potremmo dire. Apro la mia vita privata a te... e fa il giro del mondo. 
Ci si diverte così. È un gioco, una passione che prende e che intriga.

In un certo senso una sorta di rivincita verso tutti e tutto. Finalmente si può condurre il gioco come si vuole, dietro un monitor o uno smartphone si fa, si dice e si mostra ciò che si vuole. Direi che in qualche modo cresce l’autostima perché ci si sente importanti. La possibilità di apparire e di mostrare la parte migliore di sé inorgoglisce non poco.

E dietro questo gioco sottile, che attira come una calamita, vitale come l’ossigeno, c’è un immenso bisogno dell’altro, c’è la necessità di confermare che  
SI È ”, una sorta di club di “auto-aiuto”. 
Non si è il solitario, non si è l’emarginato o lo sfigato… “SI È ”, e se ne ha la riprova ogni momento che si desidera. 
Si fa parte di un sistema che annulla ogni distanza, avvicina tutti come una grande famiglia, seppure in modo virtuale.  
Condividere, partecipare, sorridere, imprecare, offendere, obiettare, consolare, sostenere...,  secondo le circostanze e gli eventi, uno scambio a due, tre, migliaia... vicini, lontani, oltreoceano...  
Così che quel cordone ombelicale che sembrava ormai dissolto, creando quella sorta di profondo abbandono in questo mondo, dove tutto è in corsa e dove ognuno sembra pensare solo a se stesso, “SI È ”, si fa parte del microcosmo, che a sua volta si amplifica  e cresce, lega, e si allarga sempre più.

Giusto o sbagliato il modo di approcciarsi o di relazionare, questi sono i nostri tempi. Ogni generazione, nel bene e nel male, volente o nolente, vive il tempo che è.
Gli indiani mandavano messaggi di fumo, gli indigeni segnali con i tamburi…
In tutto questo, l’essenziale è che ogni cosa sia sotto controllo, e che il meccanismo non prenda il sopravvento e prevarichi i presupposti sanciti all’origine del sistema, perché in questo caso la faccenda potrebbe nuocere a qualcuno.  
E tutto, con un solo clic, in una frazione di secondo!





15 maggio 2016

La vita può regalare sorprese inimmaginabili




Nella tua vita hai a che fare con cose piacevoli, devi ammetterlo, ma molte volte hai anche a che fare con beghe, circostanze o traversie ... più o meno spiacevoli e dolorose.

In certi momenti sembra proprio che la sfiga ti cammini dietro come un ombra ... anzi, potresti dire che ti preceda quasi a farti strada verso la sventura.

Sei solito ripetere: 
Non me ne va bene una, a me !”.
Oppure, come dice un vecchio detto: 
“Se mi mettessi a fare cappelli gli uomini nascerebbero senza testa”.
O magari, come disse Boris Macaresco:
“Se il denaro crescesse sugli alberi a me capiterebbe un bonsai”.
E, se ancora più esasperato: 
“Faccio la valigia e abbandono tutto”.
Se poi vogliamo metterla sul tragico: 
“ La voglio fare finita”. 

E cresce il tuo malessere. Le tue frustrazioni appaiono al rallentatore per ferirti ancora di più, la tristezza pervade ogni cellula del tuo corpo fino a diventare un tormento, un dolore ... uno strazio che lacera il cuore.
Ma non sei solo. Non solo tu soffri. Non sei solo tu lo sfigato.
Dietro la parvenza di felicità di un amico, di uno sconosciuto, di una star può esserci inquietudine, dolore profondo, magari camuffato da spensieratezza, magari da ricchezza in denaro ma è solo un abbaglio.
La vita dà, ma può togliere.
Può darti poco ma... tutto ad un tratto... darti molto.
La strada della tua vita è lunga e solo al termine di questa sarà possibile fare un bilancio.
È così che va la vita. È cosi il percorso terreno di ogni essere.
Ieri, oggi e domani la tua esistenza avrà alti e bassi. 
Benedire e godere dei momenti buoni, vivere i momenti bui con fede e speranza di tempi migliori ... e andare avanti.
Già la vita è un dono di grande valore. Non è il caso di distuggere questo dono per nessun motivo al mondo.
E non c’è solo il buio davanti.
La vita può regalare sorprese inimmaginabili.