27 dicembre 2019

Gesù


Gesù
guardo Te
nella mangiatoia
e penso che il buon Dio
Tuo padre
non poteva farci
regalo più grande.
Non in una culla dorata
tra seta
e scarpette di lana
sei nato. 
Non con profumo
di borotalco
e calore di casa. 
Non con tante balie
e onori di un re. 
No Gesù 
sei lì sulla paglia
perché? 
La risposta
so già. 
La ricchezza
è ben altro
è amore e umiltà 
e la luce che emani
nessuno mai avrà. 
Tu solo sei Re. 
È così che insegni
il tuo credo. 
Ti adoro
Ti amo Gesù
e bambino più bello
e più santo non c'è.

🌟



25 dicembre 2019

A Te bambino Gesù


È la notte di Natale
e un pensiero
va a Te
bambino Gesù.
Altro non ho
da donare
se non il mio cuore.
Non di regali
cartoline di auguri
tavole imbandite
luci e festoni
bisogno Tu hai.
Infatti che te ne fai?
Vuoi solo
il cuore 
e un pensiero
d'amore
affinché sia davvero
un buon Natale.

💛



23 dicembre 2019

Babbo Natale


Il mito di Babbo Natale o Santa Claus, comincia con la vita e le opere di San Nicola di Bari, vescovo di Myra (oggi Demre, città della Turchia),) nato intorno al 270 d.C.


Si festeggia il 6 dicembre, data della sua morte, e viene ricordato per la sua bontà e il grande amore verso i bambini e i giovani.


Numerosi furono i miracoli e altrettante numerose furono le leggende nate intorno a questo santo tra i più amati e venerati in tutto il mondo cattolico e ortodosso.


Vari culti si diffusero più tardi in Europa e, ancor oggi, lo si commemora con lo scambio dei doni nel giorno del 6 dicembre.


Da qui è diventato il Santa Claus dei paesi anglosassoni, il NiKolaus della Germania e più tardi il nostro Babbo Natale.


Il primo Babbo Natale della storia era vestito di verde e indossava una pelliccia.
Fu poi rappresentato come un omone dall'aspetto buono con panciotta, capelli e barba bianca e un sacco pieno di regali per i bambini, dalla poesia attribuita a Clement Clarke Moore in America.



La classica divisa rossa ha invece origine nel 1885, a Boston, dal tipografo Louis Prang quando lo ideó per rappresentarlo in alcune cartoline di Natale.


Più tardi, nel dicembre 1931, l'illustratore Haddon Sundblom creò per la pubblicità della Coca-Cola il Babbo Natale come quello che conosciamo oggi.



La notte prima di Natale
di Clement Clarke Moore

Era la notte prima di Natale e tutta la casa era in silenzio, nulla si muoveva, neppure un topino.
Le calze, appese in bell'ordine al camino,
aspettavano che Babbo Natale arrivasse.
I bambini rannicchiati al calduccio nei loro lettini sognavano dolcetti e zuccherini;
la mamma nel suo scialle ed io col mio berretto stavamo per andare a dormire
quando, dal giardino di fronte alla casa, giunse un rumore.
Corsi alla finestra per vedere che cosa fosse successo, spalancai le imposte e alzai il saliscendi.
La luna sul manto di neve appena caduta
illuminava a giorno ogni cosa ed io vidi , con mia grande sorpresa, una slitta in miniatura tirata da ott minuscole renne
e guidata da un piccolo vecchio conducente arzillo e vivace; capii subito che doveva essere Babbo Natale.
Le renne erano più veloci delle aquile
e lui le incitava chimandole per nome.
"Dai, Saetta! Dai, Ballerino!
Dai, Rampante e Bizzoso!
Su, Cometa! Su, Cupido! Su, Tuono e Tempesta!
Su in cima al portico e su per la parete!
Dai presto, Muovetevi!"
Leggere come foglie portate da un mulinello di vento, le renne volarono sul tetto della casa, trainando la slitta piena di giocattoli.
Udii lo scalpiccio degli zoccoli sul tetto,
non feci in tempo a voltarmi che Babbo Natale venne giù dal camino con un tonfo.
Era tutto vestito di pelliccia, da capo a piedi,
tutto sporco di cenere e fuliggine
con un gran sacco sulle spalle pieno di giocattoli: sembrava un venditore ambulante sul punto di mostrate la sua mercanzia!

I suoi occhi come brillavano! Le sue fossette che allegria!
Le guance rubiconde, il naso a ciliegia!
La bocca piccola e buffa arcuata in un sorriso, la barba bianca come la neve,
aveva in bocca una pipa e il fumo circondava la sua testa come una ghirlanda.
Il viso era largo e la pancia rotonda
sobbalzava come una ciotola di gelatina quando rideva.
Era paffuto e grassottello, metteva allegria,
e senza volerlo io scoppiai in una risata.
Mi fece un cenno col capo ammiccando
e la mia paura sparì non disse una parola e tornò al suo lavoro.
Riempì una per una tutte le calze, poi si voltò, accennò un saluto col capo e sparì su per il camino.
Balzò sulla slitta, diede un fischio alle renne e volò via veloce come il piumino di un cardo.
Ma prima di sparire dalla mia vista lo udii esclamare:
Buon Natale a tutti e a tutti buona notte!






21 dicembre 2019

Letterine di Natale


Eravamo soliti metterle sotto il piatto del papà il giorno di Natale, quando per noi bambini rappresentava la cosa più entusiasmante e più bella di tutte le festività.
Non mancava neppure la poesia, recitata con piglio teatrale, orgogliosi di averla esposta senza intoppi.

Le letterine servivano per farsi perdonare qualche marachella ma soprattutto per ricevere in regalo qualche "lira" (❗), promettendo di essere bravi e buoni.

Adoravo quelle letterine. Le sceglievo con cura. Dovevano piacermi i disegni ma spesso la scelta cadeva su quelle glitterate perché ho sempre adorato le cose che luccicano.

Negli anni successivi i miei figli, come tutti i bambini, le scrivevano a Babbo Natale.
L'intento era sempre lo stesso: ricevere almeno uno dei tanti giocattoli in elenco, esposti minuziosamente, nel caso lui non capisse.
Sono ricordi carichi di nostalgia! 
















    



19 dicembre 2019

Luci

 

Le case sono in festa
aspettando il Natale
con luci
tante luci. 
Luci alle finestre
nei giardini
sugli abeti
nelle capanne.
E danzano
nei giochi
a intermittenza
illuminando il buio intorno.
È tutto magico
quasi surreale
con i caminetti accesi
e le note
delle canzoni di Natale.
È armonia
serenità. 
Aleggia amore nell'aria
tanto amore.
È la giusta atmosfera
per portare
gioia e pace nei cuori
aspettando il Natale
aspettando Gesù.




 




14 dicembre 2019

La corona dell'Avvento


La corona dell'Avvento ha origine in riti pagani, nel Nord Europa.
Come simbolo cristiano, all'origine con una candela per ciascun giorno dell'Avvento, fu ideata dal pastore protestante Johann Hinrich Wichern (1808-1881).
La corona da lì si diffuse, a poco a poco, nelle case dei protestanti e cattolici dei paesi europei di cultura anglosassone, per diffondersi successivamente anche in America.




In chiesa, è collocata vicino all’altare e con la sua forma circolare vuole ricordarci l’amore eterno di Dio e l'unità con Lui.

Il colore verde dei rami sempreverdi (abete, pino...) rappresenta la speranza della vita eterna. Questi rami si identificano in noi, quale parte di un albero più grande che è Dio.

Le candele sono quattro e simboleggiano le quattro settimane del tempo dell'Avvento e vengono accese una ogni domenica.
Tre sono viola, colore della penitenza, per le prime due domeniche e la quarta; per la terza settimana la candela è invece colore rosa per rappresentare la gioia.



La prima candela, viola, è la Candela del Profeta (le profezie sulla venuta del Messia e rappresenta la Speranza).


La seconda candela, viola, è la Candela di Betlemme (la città in cui è nato il Messia e rappresenta la Salvezza).


La terza candela, rosa, è la Candela dei Pastori (le prime persone che videro e adorarono il Messia, quindi l'amore di Gesù che diventa uomo).

La quarta candela, viola, è la Candela degli Angeli (i primi che annunciarono al mondo la nascita del Messia, pertanto onore agli angeli e all'annuncio della buona novella).



L'accensione di ogni candela indica la vittoria della luce sulle tenebre.
È il Messia che viene per portare speranza, amore, gioia e pace.
Nastri e fiocchi di colore rosso simboleggiano l'amore di Gesù che diventa uomo per salvare gli uomini.



A volte vi è una quinta candela, al centro, che viene accesa la notte di Natale.
È bianca, e rafforza ancora di più il simbolismo  della venuta di Gesù, quale Luce del mondo.

La corona dell'Avvento oltre ad essere utilizzata in chiesa durante la celebrazione della Santa Messa, è solita entrare nelle nostre case dove le candele vengono accese una per settimana, il sabato sera o alla domenica, quando tutta la famiglia è riunita o in presenza di ospiti.
Si dà al più piccolo della famiglia questo compito per prepararlo a capire il Natale.






1 dicembre 2019

Mercatini di Natale


Dalla tradizione dei paesi del nord Europa, anche in molte regioni italiane è sentita l'usanza dei Mercatini di Natale, dove hanno inizio dalla fine di novembre alla vigilia di Natale o fino all’Epifania.


Casette di legno, semplici stand o bancarelle, addobbate con un’ unica caratteristica: creare un’atmosfera natalizia magica ed attirare l’attenzione con colori, luci, profumi e sapori, che riportano all’emozione dell’attesa… della festa più bella dell’anno.


Tutti gli artigiani mettono in esposizione i loro preziosi manufatti: personaggi del presepe, statuette di legno o pasta di sale, oggetti in ceramica, palle in vetro soffiato, candele, nastri, idee regalo e mille decorazioni , alle quali si aggiungono le numerose bancarelle con squisitezze culinarie del posto.
L'offerta è davvero ampia e non c'e che l'imbarazzo della scelta.


I mercatini rappresentano anche l’occasione per visitare e scoprire altre regioni del nostro paese e dell’Europa, non solo sotto l’aspetto culturale ma anche artistico.


Borghi medioevali, palazzi rinascimentali, centri storici e piazze fra i più affascinanti, ma anche cime innevate e luoghi invernali di particolare bellezza. 
Tutte le piazze delle città hanno il proprio "mercatino".
Bolzano, Bressanone, Merano, Vipiteno… ma anche Innsbruck, Salisburgo, Monaco, Norimberga, Parigi e tante altre ancora.


L’incanto del momento viene accompagnato, naturalmente, da piacevoli note di sottofondo e, in molte città, numerosi concerti natalizi all'aperto o in sale riservate, danno un’impronta ancora più romantica e suggestiva.



Anche il profumo della pasticceria natalizia e del vin brulé, l’atmosfera allegra con risa e brindisi augurali, il tintinnio e il luccichio degli addobbi ci catturano e ci preparano al Natale, almeno, si spera, soprattutto sotto l’aspetto cristiano, quale è.







25 novembre 2019

25 Novembre: Giornata Mondiale contro la violenza alle donne

“La violenza sulle donne è antica come il mondo, ma oggi avremmo voluto sperare che una società avanzata, civile e democratica non nutrisse le cronache di abusi, omicidi e stupri.” 

Helga Schneider



“Nessuno è di fronte alle donne più arrogante, aggressivo e sdegnoso dell'uomo malsicuro della propria virilità.” 

Simone de Beauvoir



“Lentamente compresi come nulla fosse più importante del porre fine alla violenza nei confronti delle donne, che in verità la dissacrazione delle donne rivelava il fallimento degli esseri umani nell'onorare e proteggere la vita; e questo fallimento, se non l'avessimo rettificato, avrebbe significato la fine di tutti noi. 
Non penso di essere estremista. 
Quando si violentano, picchiano, storpiano, mutilano, bruciano, seppelliscono, terrorizzano le donne, si distrugge l'energia essenziale della vita su questo pianeta. Si forza quanto è nato per essere aperto, fiducioso, caloroso, creativo e vivo a essere piegato, sterile e domato.” 

Eve Ensler



“Quanto più la donna cerca di affermarsi come uguale in dignità, valore e diritti all'uomo, tanto più l'uomo reagisce in modo violento. La paura di perdere anche solo alcune briciole di potere lo rende volgare, aggressivo, violento. […]
Si tratta di uomini che non accettano l'autonomia femminile e che, spesso per debolezza, vogliono controllare la donna e sottometterla al proprio volere. Talvolta sono insicuri e hanno poca fiducia in se stessi, ma, invece di cercare di capire cosa esattamente non vada bene nella propria vita, accusano le donne e le considerano responsabili dei propri fallimenti. 
Progressivamente, trasformano la vita della donna in un incubo. E, quando la donna cerca di rifarsi la vita con un altro, la cercano, la minacciano, la picchiano, talvolta l'uccidono. Paradossalmente, molti di questi delitti passionali non sono altro che il sintomo del "declino dell'impero patriarcale". Come se la violenza fosse l'unico modo per sventare la minaccia della perdita. Per continuare a mantenere un controllo sulla donna. Per ridurla a mero oggetto di possesso.
Ma quando la persona che si ama non è altro che un oggetto, non solo il mondo relazionale diventa un inferno, ma anche l'amore si dissolve e sparisce.” 

Michela Marzano



11 novembre 2019

Facebook... oggi


Viene da dire “Mi sta prendendo la mano, quasi, quasi, disattivo il mio account!"
Stiamo parlando di Facebook.
Non so quali fossero gli obiettivi, i contenuti e le reali aspettative di Mark Elliot Zuckerberg, genio dell'informatica e genio imprenditoriale quando, qualche decennio fa, mise a punto questo colosso del social network.


Facebook che, oggi, è diventato una sorta di diario per molti.
Si inizia la giornata con un buongiorno, si chiude con la buonanotte, nel “durante" non mancano foto di albe, tramonti, passeggiate, ristoranti, vacanze, torte appena sfornate, abiti e scarpe nuove, ecc., ecc., sempre conditi da selfie di me, di te, con amici, con il cane, il gatto e dintorni.
Non può mancare il programma che vedi, la canzone che piace, la citazione che ti rispecchia, lo stato d'animo esternato con una frase, gli auguri di compleanno, le condoglianze, i ringraziamenti, le condivisioni, il commento impulsivo e le decine e decine di Like. 


Su Facebook trovi di tutto.
Notizie interessanti, altre volte noiose e spesso patetiche, notizie fake o vecchie come il cucco, video, crudeltà a non finire e altrettanta compassione da far sembrare tutti santi.
Cose da vendere e da comprare, ricordi, citazioni, oroscopi, preghiere... e tanta, tanta pubblicità, troppa, inserita spudoratamente in articoli che rifiuti di leggere al quinto “continua". 
Poi politica, rimbotti e sottile ironia, fino ad aperta battaglia per denigrare la fazione opposta.
Commenti, dove ognuno dice la sua, spesso faziosi, velenosi, da sapientoni e fuori luogo; interminabili chat da conferenza, dove la diatriba lascia a tutti l'amaro in bocca. Tanti sapientoni, appunto, e tanta, tanta cattiveria e ignoranza.


Siamo soliti, inutile nasconderlo, che ogni post strappa un commento, se non con una faccina, solo con qualche pensiero, spesso malizioso, che resta  lì, quale semplice considerazione.
"Però è ingrassata", "Ma questa non invecchia mai", "Ancora in vacanza?!", "E basta con la politica!", 
"Ma questi due sempre Giulietta e Romeo", 
"Che noia!", "Sa tutto lui...", 
"Avresti fatto più bella figura se non commentavi", "Fidanzata, sposata, separata, chissà?",
"Ma che fine ha fatto, non pubblica più da mesi?", "Questo è amico di quello, 
non l'avrei mai immaginato", 
"Questa ci prova?!"
...


È notte. 
Ancora una sbirciatina, un post, un commento, se mi va, ancora qualche Like, se non altro per contraccambiare.
E così si va avanti, con profili e biografie che sembrano curriculum vitae, aggiornamenti di situazioni sentimentali, storie, informazioni di ogni genere.
Per non parlare dei numerosi falsi profili e profili muti. Non pubblicano nulla, o saltuariamente, 
ma hanno occhi per vedere, controllare, criticare e stalkerare in anonimato.


Ecco questo è Facebook, molto approssimativo, 
non lo nego, viste le mille sfaccettature che può avere un social network. 
Non si può negare che è bello poter comunicare con gli altri, condividere, ritrovare vecchi amici, parlare di sé, raccontarsi ma la generazione di Facebook, e di altri social media, sta cambiando le nostre menti, il nostro tempo, i nostri rapporti 
con gli altri, il nostro modo di comunicare.
Noi ci siamo dentro.
Si è popolari se hai molti consensi, centinaia "Mi piace", "Amici" e "Followers" e se così non fosse, si va in crisi.


È un circolo vizioso con molto potere che manipola, condiziona, influenza il pensiero collettivo, eppure, nonostante si capisca che siamo in balia di un sistema che domina, ne siamo attratti, si ha la sensazione di appartenere ad un gruppo che vale, che conta, non ci si sente emarginati ma, più che unire, divide.
Un mondo virtuale che riesce a tenerci incollati ad uno smartphone per ore.
"Noi", di conseguenza, sempre più spiati, seguiti e controllati: dati, abitudini, spostamenti, gusti, pensieri...
Il mondo del web è questo.
Facebook fa tendenza e non si può restarne fuori, non più a quanto pare, almeno fino a quando la mente di Zuckerberg, o di qualche altro colosso informatico, non crei qualcosa di nuovo.
È pur vero che molti non si avvicinano al mondo dei social e, allo stesso tempo, molti ne sanno gestire l'appartenenza con discrezione, intelligenza e giuste regole. 


Perché il pericolo, anche qui, è dietro l'angolo.
Perché mai dovremmo far sapere ad altri tutto di noi? 
Sarebbe meglio evitare di pubblicare informazioni molto personali e foto, video, luoghi che coinvolgono persone che potrebbero non acconsentire alla pubblicazione o che possano minare i rapporti di coppia. 
Fragilità e ingenuità sono terreno fertile per persone senza scrupoli e gang organizzate: dalla semplice violazione della immagine e della privacy, fino all'adescamento, l'inganno, il ricatto emotivo, la truffa sentimentale, la richiesta di denaro e quant'altro. 
Se a pagare sarà la nostra privacy, il nostro nome, il nostro essere... saremo solo noi i responsabili per averne fatto un cattivo uso. 



“Molte persone
usano i social network
non per unire
e per ampliare i propri orizzonti,
ma piuttosto, per bloccarli
in quelle che chiamo
zone di comfort,
dove l’unico suono che sentono
 Ã¨ l’eco della propria voce,
 dove tutto quello che vedono
sono i riflessi del proprio volto.
Le reti sono molto utili,
danno servizi molto piacevoli,
 però sono una trappola."

Zygmunt Bauman
Querol - 2016