La crescita personale non è qualcosa da costruire seguendo modelli o obiettivi, perché nasce spontaneamente e viene ostacolata proprio dal bisogno di controllarla.
Quando ci si dice come si dovrebbe essere, si perde la capacità di guardare davvero ciò che accade dentro di sé.
La trasformazione avviene nello stare con se stessi senza aspettative, lasciando che lo sguardo si approfondisca fino a perdersi nell’esperienza.
Il disagio non segnala un difetto da eliminare, ma una soglia da attraversare. Guardare in profondità significa smettere di controllare e aprirsi al mistero che abita la vita interiore.
La sofferenza prende forma quando l’esistenza diventa prevedibile e ripetitiva, privata di sorpresa e di senso. Gli incontri e le difficoltà diventano allora occasioni per entrare in contatto con parti sconosciute di sé. Dentro ciascuno esiste una dimensione antica, che chiede di essere esplorata.
Riconoscerla restituisce vitalità e significato all’esperienza.
È in questa apertura, e non nella correzione di sé, che prende avvio la guarigione.
Raffaele Morelli
(psichiatra e psicoterapeuta)
