Aspettando il sole che sorge...
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5 giugno 2026
3 giugno 2026
740 bambini polacchi salvati da un Maharaja
Nel pieno della Seconda guerra mondiale, nel 1942, una nave carica di bambini vagava nel Mare d’Arabia senza trovare un porto disposto ad accoglierla. A bordo c’erano 740 bambini polacchi, sopravvissuti ai campi di lavoro sovietici dove molti dei loro genitori erano morti di fame, malattie e stenti. Dopo una fuga attraverso l’Iran, avevano raggiunto il mare nella speranza di trovare rifugio, ma lungo le coste dell’India nessun porto voleva accoglierli.
Porto dopo porto, le autorità dell’Impero Britannico – che allora controllava gran parte del subcontinente indiano – respingevano la nave. Le risposte erano sempre le stesse: non era una loro responsabilità. Intanto le scorte di cibo e medicine diminuivano e la speranza iniziava a spegnersi.
Tra quei bambini c’era Maria, dodici anni, che stringeva la mano del fratellino di sei. Prima di morire, la madre le aveva chiesto di proteggerlo. Ma proteggere qualcuno diventava quasi impossibile quando il mondo intero sembrava voltarsi dall’altra parte.
La notizia arrivò però fino al piccolo palazzo di Navanagar, nell’attuale stato indiano del Gujarat. Il sovrano locale era Jam Sahib Digvijay Singhji, un Maharaja che governava un principato sotto il controllo britannico. Non aveva il potere di sfidare apertamente l’impero, né l’obbligo di intervenire.
Quando i suoi consiglieri gli riferirono che 740 bambini erano bloccati in mare perché nessun porto voleva accoglierli, il sovrano chiese semplicemente quanti fossero. "Settecentoquaranta", risposero. Dopo un breve silenzio, pronunciò parole che cambiarono il destino di tutti loro: gli inglesi potevano controllare i suoi porti, disse, ma non la sua coscienza. Quei bambini sarebbero sbarcati a Navanagar.
Nonostante il rischio di tensioni con le autorità britanniche, inviò il messaggio che avrebbe salvato centinaia di vite: erano i benvenuti.
Nell’agosto del 1942 la nave entrò finalmente in porto. I bambini scesero a terra esausti, deboli, troppo provati per piangere. Ad attenderli sul molo c’era il Maharaja, vestito di bianco. Si inginocchiò per guardare i più piccoli negli occhi e, attraverso gli interpreti, disse loro qualcosa che molti non sentivano dalla morte dei genitori: non erano più orfani. Da quel momento sarebbero stati suoi figli.
Il sovrano non fece costruire un semplice campo per rifugiati. A Balachadi creò un vero villaggio dove i bambini potessero crescere. Organizzò scuole con insegnanti polacchi, fece preparare cibo della loro tradizione, permise loro di cantare le canzoni della loro infanzia e di mantenere la propria lingua e cultura. Anche il Natale veniva celebrato secondo le tradizioni polacche, sotto il cielo tropicale dell’India.
Per quattro anni, mentre il mondo era devastato dalla guerra, quei bambini vissero lì non come profughi, ma come una famiglia. Il maharaja visitava spesso il villaggio, conosceva i loro nomi, partecipava ai compleanni e cercava di consolare chi continuava a piangere i genitori perduti. Tutto – medici, insegnanti, vestiti e cibo – veniva pagato con il suo patrimonio personale.
Quando la guerra finì e arrivò il momento di lasciare Balachadi, molti di loro piansero. Quel luogo era diventato l’unica vera casa che avessero conosciuto dopo la tragedia.
Oggi quei bambini sono cresciuti: sono diventati medici, insegnanti, genitori e nonni. In Polonia piazze e scuole portano il nome di Jam Sahib Digvijay Singhji, che ha ricevuto importanti onorificenze dal Paese.
Ma il suo vero monumento non è fatto di pietra: sono le 740 vite che riuscì a salvare quando, mentre il mondo chiudeva le porte, decise semplicemente di aprirle.
Dal web
29 maggio 2026
Vanessa cardui
Vanessa cardui, nota come Vanessa del cardo, (conosciuta in inglese come Painted Lady), è una farfalla migratrice cosmopolita della famiglia Ninfalidi.
Famosa per le sue lunghe migrazioni che coprono quasi tutti i continenti (esclusa l'Antartide), compie viaggi eccezionali, spesso in più generazioni, dall'Africa all'Europa e viceversa. Attraversa deserti e mari, volando spesso a quote elevate, sfruttando i venti favorevoli per ridurre il dispendio energetico
È un lepidottero di medie dimensioni (circa 60 mm di apertura alare) con ali arancioni, nere e bianche, e le sue larve si nutrono principalmente di cardo e ortica, ma anche di altre piante.
È un insetto di grande interesse scientifico per le sue straordinarie capacità di volo e adattamento.
Questi sono gli scatti di una deliziosa "Vanessa cardui" sulla siepe del mio giardino (Rhyncospermum jasminoide).
Vederla ferma è un'opportunità rara per ammirarne i dettagli.
Chissà, se ferma al sole, probabilmente si sta scaldando per prepararsi al volo, o sta riposando durante le sue lunghe migrazioni che possono portarla a viaggiare per oltre 1.000 chilometri.
È certamente uno degli insetti migratori più impressionanti del pianeta!
25 maggio 2026
L'egoista
"L'egoista non è quello
che vive come gli pare e piace,
ma quello che chiede agli altri
di vivere come pare e piace a lui;
l'altruista è quello che lascia
che gli altri vivano
come piace a loro..."
Oscar Wilde
21 maggio 2026
"Vecchiaia" di Barbara Alberti
"Donne stiamo attente, ci stanno levando tutto! Se ci levano anche la vecchiaia siamo fritte. Voglio restaurare una parola fuori moda, fuori legge: vecchiaia.
La vecchiaia è un'età anche interessante, la vecchiaia è un'età molto anarchica e romantica. Perché ogni giorno può essere l'ultimo, perché sei in fuga dalla morte e ogni giorno in più dici: tié, ti ho fregato. È un età molto fervida, è un'adolescenza senza domani. E sarebbe un'età interessante se non fosse che poi si muore.
Cioè, io la retorica sulla bellezza della vecchiaia la lascio al mercato che ci adula a noi vecchi per venderci i suoi schifosi prodotti. Mi secca essere vecchia, perché è la porta della morte ed è, e resta, una maledizione biblica. Però non è mai stata così brutta da quando si cerca di nasconderla, da quando non si nomina più, cioè, non è una parolaccia è il nome di una stagione, perché esistono le stagioni e c'è una grande durezza, ma anche una grande dolcezza in questo.
Terza età, anziano, mi fa sentire in fin di vita mentre vecchio ha un bel suono di battaglia, vecchio! La vecchiaia femminile è stata abrogata dal mercato e la donna è stata demonizzata: la donna accetta la farsa della giovinezza obbligatoria, la plastica è il nostro burqua.
Ci fosse il filtro di giovinezza ti credo correrei! Farei qualsiasi bassezza, vorrei avere sedici anni in tutto, specie nella mente, ma anche in corpo, nel fegato... E se non mi sono rifatta non è perché non sono vanitosa, ma è perché sono vanitossissima, di una vanità ributtante, e non voglio aggiungere l'oltraggio del bisturi a quello del tempo.
Certo, ci vuole un senso dell'umorismo sempre più spiccato per portare in giro la propria faccia, però mica sei vecchio sempre. La persona libera cambia età molte volte al giorno: siate nonne a quindici anni, fidanzate a ottanta, ma non siate mai quelle che gli altri vogliono.
La donna oggi: in una mano la ramazza nell'altra il biberon, nell'altra il computer, nell'altra la biancheria sexy, nell'altra i vecchi da curare. Ma quante mani ha una donna? E adesso bisogna pure essere fighe fino a ottant'anni. Ma perché? Non facevamo già abbastanza?"
17 maggio 2026
E non mi piace quando qualcuno viene a casa mia
Ho 60 anni. E non mi piace quando qualcuno viene a casa mia.
Ho 60 anni. Vivo da sola da molti anni, e più il tempo passa, più mi rendo conto che non mi piace avere ospiti. Non è sempre stato così. Da giovane adoravo accogliere gente. Mi sembrava normale: la casa doveva essere aperta, la porta sempre socchiusa, il profumo del cibo in cucina, le risate, le chiacchiere fino a tarda sera. Preparavo la tavola, correvo avanti e indietro con i piatti, felice che le persone si sentissero a loro agio da me. Mi stancavo, certo, ma era una stanchezza bella. Mi sentivo utile.
Ora è tutto diverso. Col tempo ho imparato a sentire la casa come uno spazio solo mio, e non voglio farci entrare nessuno. Nemmeno chi mi è vicino. Nemmeno se viene con buone intenzioni. Quando squilla il telefono e qualcuno dice: "Passiamo a trovarti", sento subito un peso sul petto. Penso: "Perché? Per quanto resteranno? Cosa devo dire o fare?" Mi verrebbe voglia di nascondermi, inventare una scusa.
Ho capito che la presenza di qualcun altro rompe un equilibrio. Ogni oggetto è al suo posto, ogni tazza, ogni libro sistemato come piace a me. È il mio ordine. Poi arriva qualcuno, appoggia una tazza nel punto sbagliato, si siede sulla mia sedia, apre il frigorifero, accende il rubinetto. Per altri sono dettagli insignificanti, ma per me in quel momento è come se il mio piccolo mondo venisse stravolto. Come se mi mancasse l’aria.
Quando vengono i miei figli è un po' diverso. Li aspetto, mi mancano. Ma anche in quel caso… Sono felice di vederli, ma subito dopo inizia l'ansia: staranno bene? Piacerà il cibo? C'è abbastanza spazio? La casa è in ordine? Sono sempre tesa. E quando se ne vanno, sento sollievo. Posso tornare a respirare. Posso essere di nuovo me stessa. Girare in vestaglia, bere un tè in silenzio, guardare fuori dalla finestra senza fretta.
So che con l’età ho meno energia per interagire. Quando qualcuno è in casa, devo parlare, sorridere, tenere viva la conversazione, fare la padrona di casa. Ma io, quella parte, non la voglio più. Sono stanca. Non ho più la forza di fare finta di essere accogliente quando dentro mi sento vuota o stanca. Sto meglio da sola. Posso parlare al telefono con i miei figli, incontrare un'amica al bar, fare una passeggiata al parco. Ma a casa… quasi mai invito qualcuno.
Per un periodo ho pensato che fosse sbagliato. Che mi stessi chiudendo. Che fosse la solitudine o la vecchiaia. Poi ho capito: non è una malattia. Non è un capriccio. È un mio diritto. Ho il diritto di proteggere il mio spazio. La mia casa è il mio riflesso. È il posto dove posso essere vera, dove non devo recitare per nessuno. Decido io chi può varcare quella porta. E la maggior parte delle volte, la risposta è: nessuno.
Mi dicono: "Ma così finirai sola." E io sono già sola. Ma in questa solitudine ho trovato la pace. Sì, a volte ho voglia di parlare, di abbracciare qualcuno. Ma ho trovato altri modi per farlo. E la mia casa… la tengo solo per me.
Potrà sembrare strano. Qualcuno giudicherà, dirà che la vecchiaia rende solitari. O forse no. Forse è solo maturità. Ho passato tanti anni a vivere per gli altri. A cucinare, accogliere, intrattenere. Ora voglio vivere per me.
E mi chiedo: è solitudine e stanchezza, o è semplicemente il naturale desiderio di una donna della mia età? Difendere il proprio mondo… e non farci entrare più nessuno.
Dal web
13 maggio 2026
Viale Bruno Buozzi di San Benedetto del Tronto
Passeggiando in centro...
È il Marciapiede lato est
del Viale Bruno Buozzi.
Punto di riferimento turistico
e sociale della città,
questa mattina
il viale appare più calmo
e meno frequentato del solito,
complice il tempo un po' nuvoloso
È l'atmosfera ideale
per una passeggiata tranquilla,
di pace e relax.
La presenza di nuvole
con il sole un po' fioco,
non può certo distogliermi
dal fare qualche scatto
al viale e alle aiuole con rose.
11 maggio 2026
"Maternità" di Rabindranath Tagore
Dove mi hai trovato?
Domandò il bambino a sua madre.
Ed ella pianse e rise allo stesso tempo
e stringendolo al petto gli rispose:
tu eri nascosto nel mio cuore, bambino mio,
tu eri il suo desiderio.
Tu eri nelle bambole della mia infanzia,
in tutte le mie speranze,
in tutti i miei amori, nella mia vita,
nella vita di mia madre,
tu hai vissuto.
Lo Spirito immortale che presiede nella nostra casa
ti ha cullato nel Suo seno in ogni tempo,
e mentre contemplo il tuo viso,
l’onda del mistero mi sommerge
perché tu che appartieni a tutti,
tu mi sei stato donato.
E per paura che tu fugga via
ti tengo stretto nel mio cuore.
Quale magia ha dunque affidato
il tesoro del mondo nelle mie esili braccia?
10 maggio 2026
Mamma
Sono qui mamma
accanto a te.
Mi tieni la mano
non vuoi
che me ne vada.
Mi tiri a te
per abbracciarmi
e mi sussurri
ti voglio bene.
È tenerezza
unico e grande
amore.
Ti voglio bene
continui a ripetere
con un filo di voce.
Anch'io
ti voglio bene
mamma
ma sono certa
che tu
me ne vuoi di più.
💕
7 maggio 2026
Faccio ordine
È un pomeriggio
come tanti.
Faccio ordine
nei miei pensieri
che stanno lì
un po' alla rinfusa.
Come tanti libri
sugli scaffali
li suddivido
per importanza
argomenti
date e gradimento.
Ora è tutto in ordine
lì nella mia testa.
Così appagata e stanca
voglio solo riposare.
📚
3 maggio 2026
2 maggio 2026
Non date mai nulla per scontato
Non date mai
nulla per scontato né l'amicizia, né l'amore.
Nulla.
Perché se un sentimento,
un'mozione li date per scontati,
perdono la loro vitalità.
Dare per scontata una persona
significa non darle più l'importanza
e l'attenzione che merita.
Significa iniziare a perderla.
Agostino Degas
28 aprile 2026
Non è che la vita...
"Poi non è che la vita vada come tu te la immagini. Fa la sua strada. E tu la tua.
E non sono la stessa strada. Così... Io non è che volevo essere felice, questo no. Volevo... salvarmi, ecco: salvarmi.
Ma ho capito tardi da che parte bisognava andare: dalla parte dei desideri. Uno si aspetta che siano altre cose a salvare la gente: il dovere, l'onestà, essere buoni, essere giusti. No. Sono i desideri che salvano. Sono l'unica cosa vera. Tu stai con loro, e ti salverai.
Però troppo tardi l'ho capito.
Se le dai tempo, alla vita, lei si rigira in un modo strano, inesorabile: e tu ti accorgi che a quel punto non puoi desiderare qualcosa senza farti del male. È lì che salta tutto, non c'è verso di scappare, più ti agiti più si ingarbuglia la rete, più ti ribelli più ti ferisci.
Non se ne esce.
Quando era troppo tardi, io ho iniziato a desiderare. Con tutta la forza che avevo. Mi sono fatta tanto di quel male che tu non te lo puoi nemmeno immaginare."
Alessandro Baricco
dal libro "Oceano mare"
25 aprile 2026
Fiori di limoni
Ecco i fiori di limoni.
Piccoli fiori bianchi,
dal profumo intenso,
dolce, agrumato,
inebriante e inconfondibile.
Il fiore degli agrumi
(arancio, limone, bergamotto),
è noto come zagara.
È il fiore caratteristico
della primavera siciliana;
è simbolo
delle bellezze naturali,
dei paesaggi,
e delle storie locali
dell'ltalia meridionale.
La fioritura principale
avviene tra aprile e maggio.
In alcune varietà,
come la zagara bianca di limone,
può fiorire
fino a quattro volte l'anno.
Con il suo colore bianco candido
simboleggia la purezza, la fedeltà,
l'amore eterno e la fecondità.
Tradizionalmente
è associato alle nozze,
viene, infatti, spesso utilizzato
nei bouquet da sposa.
Rappresenta anche un augurio
di buon auspicio.
Evoca emozioni profonde,
un'atmosfera vibrante e positiva,
perfettamente incarnata
dalle note olfattive del fiore.
Questi sono i fiori
dell'albero di limoni,
22 aprile 2026
I pianeta Terra: la nostra casa
Il nostro pianeta.
Il nostro mondo, la nostra casa.
La nostra vita!
Il nostro mondo, la nostra casa.
La nostra vita!
Appartengo alla Terra. E come me tutta l’umanità, e ogni forma di vita. Piante e foreste, frutti e fiori, e ancora fiumi, monti, animali d’ogni specie e tutto ciò che il lavoro umano ha plasmato e trasformato nel tempo. San Francesco la chiamava sorella e madre, che ci governa e dà sostentamento.
Carlo Petrini
Insegnate ai vostri figli tutto ciò che noi abbiamo insegnato ai nostri: che la Terra è la madre di tutti. Tutto ciò che capita alla Terra capita anche ai suoi figli. Sputare a Terra è sputare su sé stessi. La Terra non appartiene all’uomo, è l’uomo che appartiene alla Terra. Tutto è collegato, come il sangue che unisce una famiglia. Ciò che capita alla Terra, capita anche ai figli della Terra.
David Servan-Schreiber
La terra ha una pelle, e questa pelle ha delle malattie. Una di queste malattie si chiama "uomo".
Friedrich Nietzsche
Friedrich Nietzsche
L’uomo è la specie più folle: venera un Dio invisibile e distrugge una Natura visibile.
Senza rendersi conto che la Natura che sta distruggendo è quel Dio che sta venerando.
Hubert Reeves
Il pianeta ha superato cose molto peggiori di noi. Ha superato terremoti, vulcani, tettonica a placche, deriva dei continenti, venti solari, macchie solari, tempeste magnetiche, inversione magnetica dei poli, centinaia di migliaia di anni di bombardamento da parte di comete e asteroidi e meteoriti, inondazioni mondiali, onde anomale, incendi planetari, erosione, raggi cosmici, ere glaciali ricorrenti, e pensiamo che qualche busta di plastica e qualche barattolo di alluminio faranno qualche differenza?
George Carlin
Il pianeta è sopravvissuto a tutto, nel corso del tempo. Sopravvivrà certamente anche a noi.
Dal film Jurassik Park
Solo quando l’ultimo albero sarà abbattuto e l’ultimo fiume avvelenato e l’ultimo pesce pescato ci renderemo conto che non possiamo mangiare il denaro.
Proverbio indiano
Devo lasciare un biglietto a mio nipote: la richiesta di perdono per non avergli lasciato un mondo migliore di quello che è.
Andrea Zanzotto
Senza rendersi conto che la Natura che sta distruggendo è quel Dio che sta venerando.
Hubert Reeves
Il pianeta ha superato cose molto peggiori di noi. Ha superato terremoti, vulcani, tettonica a placche, deriva dei continenti, venti solari, macchie solari, tempeste magnetiche, inversione magnetica dei poli, centinaia di migliaia di anni di bombardamento da parte di comete e asteroidi e meteoriti, inondazioni mondiali, onde anomale, incendi planetari, erosione, raggi cosmici, ere glaciali ricorrenti, e pensiamo che qualche busta di plastica e qualche barattolo di alluminio faranno qualche differenza?
George Carlin
Il pianeta è sopravvissuto a tutto, nel corso del tempo. Sopravvivrà certamente anche a noi.
Dal film Jurassik Park
Solo quando l’ultimo albero sarà abbattuto e l’ultimo fiume avvelenato e l’ultimo pesce pescato ci renderemo conto che non possiamo mangiare il denaro.
Proverbio indiano
Devo lasciare un biglietto a mio nipote: la richiesta di perdono per non avergli lasciato un mondo migliore di quello che è.
Andrea Zanzotto
Il 22 aprile
è la Giornata mondiale
della Terra.
20 aprile 2026
La crescita personale
La crescita personale non è qualcosa da costruire seguendo modelli o obiettivi, perché nasce spontaneamente e viene ostacolata proprio dal bisogno di controllarla.
Quando ci si dice come si dovrebbe essere, si perde la capacità di guardare davvero ciò che accade dentro di sé.
La trasformazione avviene nello stare con se stessi senza aspettative, lasciando che lo sguardo si approfondisca fino a perdersi nell’esperienza.
Il disagio non segnala un difetto da eliminare, ma una soglia da attraversare. Guardare in profondità significa smettere di controllare e aprirsi al mistero che abita la vita interiore.
La sofferenza prende forma quando l’esistenza diventa prevedibile e ripetitiva, privata di sorpresa e di senso. Gli incontri e le difficoltà diventano allora occasioni per entrare in contatto con parti sconosciute di sé. Dentro ciascuno esiste una dimensione antica, che chiede di essere esplorata.
Riconoscerla restituisce vitalità e significato all’esperienza.
È in questa apertura, e non nella correzione di sé, che prende avvio la guarigione.
Raffaele Morelli
(psichiatra e psicoterapeuta)
18 aprile 2026
Tam tam
Il tam tam dei media
altro non fanno
che indirizzare le menti
su quanto di più brutto
ci sia al mondo.
È il meccanismo pilotato
di un sistema
che toglie dignità
trasformandoci
in zombie senza valore.
Vogliono toglierci
la libertà di pensiero
la leggerezza del vivere
seppur vivere costi un po'.
Non più individui pensanti
ma solo pedine
per i loro giochi di potere.
Noi governati
che indirizzare le menti
su quanto di più brutto
ci sia al mondo.
È il meccanismo pilotato
di un sistema
che toglie dignità
trasformandoci
in zombie senza valore.
Vogliono toglierci
la libertà di pensiero
la leggerezza del vivere
seppur vivere costi un po'.
Non più individui pensanti
ma solo pedine
per i loro giochi di potere.
Noi governati
intimoriti soggiogati
ingannati dai potenti
padroni del mondo.
Ci indirizzano condizionano
opprimono soffocano
secondo il loro volere.
Allo stesso tempo
via morale valori
giustizia e coscienza.
E quel buonismo
che imperterrito
viene sbandierato
è solo la facciata
di un'indifferenza globale
satura di cronica malvagità.
ingannati dai potenti
padroni del mondo.
Ci indirizzano condizionano
opprimono soffocano
secondo il loro volere.
Allo stesso tempo
via morale valori
giustizia e coscienza.
E quel buonismo
che imperterrito
viene sbandierato
è solo la facciata
di un'indifferenza globale
satura di cronica malvagità.
📰
15 aprile 2026
Il senso civico
Potremmo definire il "senso civico" come un atteggiamento di fiducia negli altri, orientato alla disponibilità a collaborare per il miglioramento della società in cui si vive.
Quando in una società la fiducia è scarsa, sembra che alcuni comportamenti tendono ad essere più frequenti, ed al primo posto, tra gli "Indicatori di società con bassi livelli di fiducia", risultano essere proprio le strade e i luoghi pubblici sporchi di rifiuti gettati per strada e i muri imbrattati da scritte e graffiti.
Se i responsabili dovessero essere alcune teppaglie, o ragazzi maleducati e insolenti, senza alcun senso civico, bisognerebbe pensare, però, quali insegnamenti hanno dagli adulti.
Cartacce scarventate dalle auto in corsa, chewingum appiccicati ovunque, cicche, cartacce, lattine, abbandonate in ogni dove, "bisogni" di cani lasciati su marciapiedi e giardini pubblici, ascensori e luoghi pubblici imbrattati con scritte di vario genere..., per mano, non credo, di qualche teppistello ma piuttosto di adulti incivili, nei quali riaffiora il fare "primordiale" dell’essere umano, incapace di vivere in una società dove, invece dovrebbe valere il rispetto per gli altri.
L’immagine di una città pulita e curata è fondamentale per le nostre città. Ma non credo si possa risolvere il problema se prima non cambia in ognuno di noi l’atteggiamento verso gli altri e verso i beni di tutti.
E meno che mai si risolverà il problema se tutto è una esplicita protesta o un segno di malessere. Purtroppo.
13 aprile 2026
Una rosa
"Una spugna
per cancellare il passato,
una rosa
per addolcire il presente
e un bacio
per salutare il futuro."
Guy de Maupassant
11 aprile 2026
Prof, ma la sua giacca è di marca?
Ieri, durante la lezione, uno studente mi ha chiesto davanti a tutti:
"Prof, ma la sua giacca è di marca?"
Ho sorriso e ho risposto: "No, l’ho comprata al mercatino".
In classe è calato il silenzio.
Qualcuno ha fatto una smorfia: "Io non indosserei mai una cosa già usata".
Un altro ha aggiunto: "Io vesto solo firmato."
E così, senza volerlo, la lezione di matematica si è trasformata in una lezione di VITA. Ho spiegato loro che non fa alcuna differenza se un vestito arriva da una boutique di lusso o da una bancarella del mercato: alla fine finiscono tutti nello stesso posto, dentro la lavatrice.
E che, molto spesso, i marchi che tanto ammiriamo escono dalle stesse fabbriche dei vestiti senza logo. Poi siamo tornati alla geometria. Ma mentre scrivevano, guardavo le felpe firmate che alcuni ostentavano con orgoglio… e pensavo a quei compagni che, nella stessa classe, portano sempre gli stessi jeans e le stesse magliette, cercando di non farsi notare.
Così ho detto loro, con calma: "Non prendete mai in giro chi ha meno di voi. Non c’è nulla di cui vergognarsi nel non avere tanto. Ma nel giudicare chi ha meno."
Perché anche io so cosa significa arrivare a fine mese facendo i conti. So cosa vuol dire mangiare cose SEMPLICI. So cosa vuol dire tenere gli stessi vestiti il più a lungo possibile. E oggi la salute mi ha ricordato cosa conta davvero. E credetemi: la moda passa in secondo piano.
Non è un’etichetta cucita su un maglione a definire chi siamo. Ma il nostro modo di stare al mondo e il RISPETTO che abbiamo per gli altri, come diceva Umberto Eco.
Genitori: insegnate ai vostri figli a essere riconoscenti, insegnategli ad essere umili. Perché il VALORE delle persone non si misura dal prezzo di ciò che indossano. La differenza non la fa il prezzo. La differenza la fanno le persone.
Dalla pagina "Amore"
(Professor X)
9 aprile 2026
Col tempo
Col tempo si impara
ad essere selettivi,
ad evitare la quantità.
Dicendo tanti "Si" a noi stessi
e molti "No" agli altri.
Amando poche persone
e non odiando nessuno,
scegliendo prima noi stessi.
Questo non è egoismo,
è amor proprio.
È cercare di essere sé stessi.
Agostino Degas
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