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15 agosto 2026

Raccolgo conchiglie

Raccolgo conchiglie
sulla sabbia bagnata. 
Piccoli e bianchi 
ricordi del mare.
Porto via conchiglie
e lascio pensieri. 
Mi metto a nudo
con il mare
spaziando 
con la mente
ed il cuore.
Raccolgo quiete
e conchiglie 
mentre ascolto
il rumore del mare.

R♡

🐚

11 agosto 2026

Quell'altra poltrona


Non contentatevi 
nelle vostre passeggiate 
del primo luogo di sosta 
che vi si offre: 
non contentatevi nella vita 
della prima donna che incontrate. 
Eppure qualcuno, 
trovata una poltrona 
tanto quanto comoda, 
vi si adagia 
e si bea del suo calduccetto 
senza neanche pensare 
che quell’altra poltrona 
a lui prossima 
può esser più comoda assai.


Carlo Dossi


7 agosto 2026

Mi perdo

 

Mi perdo
in questa vita che scorre.
Mi perdo in mille pensieri.
Mi perdo nella tua assenza 
e ancor più nella tua presenza.
Mi perdo quando i problemi
pesanti come macigni
appaiono irrisolvibili
e il coraggio sembra smarrito.
Mi perdo quando la volontà 
di combattere si fa forte
ma resto dubbiosa sul vincere.
Mi perdo quando la malinconia
penetra nell'animo
e mi lascio cullare indifesa
fino a stare male.
Mi perdo quando la gioia mi assale
incredula di questo regalo.
Mi perdo ma poi mi ritrovo.
Nella preghiera mi perdo.
Mi eclisso cresco e ritorno. 
Ogni volta mi perdo e ritorno.

R♡

🙏

4 agosto 2026


Portami
ad ascoltare il mare.
Là dove tutto è silenzio
se non il rumore delle onde
e il garrito dei gabbiani.
Là dove l'aria salmastra
si fonde al profumo
della tua pelle
scaldata dal sole.
Portami
ad odorare il mare. 

 R♡

     🌊 


29 luglio 2026

La luna


 In questa notte stellata
sembra sorridermi la luna.
Seduta sui gradini di pietra
il mio corpo cerca frescura.
La brezza leggera
accarezza la pelle
profumata di salsedine.
E i ricordi
affiorano da lontano.
Da lassù è a farmi
compagnia la luna
illuminando i dintorni
e i pensieri.
Tonda argentea e lucente.
In questa notte stellata
sembra placare
solo me la luna.

R♡

🌕

28 luglio 2026

Nella vita ci sono cose

"Nella vita ci sono cose che ti cerchi e altre che ti vengono a cercare. Non le hai scelte e nemmeno le vorresti, ma arrivano e dopo non sei più uguale. A quel punto le soluzioni sono due: o scappi cercando di lasciartele alle spalle o ti fermi e le affronti. Qualsiasi soluzione tu scelga, ti cambia, e tu hai solo la possibilità di scegliere se in bene o in male."

Giorgio Faletti 




25 luglio 2026

Il ponte di Bassano del Grappa

Il Ponte di Bassano del Grappa, uno dei ponti più caratteristici d’Italia, noto anche come Ponte Vecchio o Ponte degli Alpini, è il punto focale e il simbolo indiscusso della città. Questa iconica struttura coperta in legno attraversa il fiume Brenta nel punto in cui il suo corso si restringe maggiormente.


Il ponte originale risale al 1209. In seguito a una devastante piena, nel 1569 il celebre architetto Andrea Palladio progettò la struttura in legno attuale, concepita per essere flessibile e resistere alla forza dell'acqua.


Purtroppo, il ponte è stato distrutto e ricostruito fedelmente molte volte a causa di guerre e alluvioni. L'ultima ricostruzione risale al 1948 ad opera degli Alpini, da cui prende il nome. Purtroppo, è stato danneggiato ancora dalla piena del Brenta, nel 1966 e nel 2010. Sono tuttora in corso lavori di restauro.
È uno dei ponti più caratteristici d'Italia, e nel 2019 è stato dichiarato Monumento Nazionale.


Rappresenta il "salotto" della città. Ai due ingressi del ponte si trovano le storiche distillerie di grappa, come la Grapperia Nardini (la più antica d'Italia, fondata nel 1779) e la Distilleria Poli con il suo caratteristico museo.
Bere un aperitivo (Mezzo e Mezzo) all'ingresso del ponte è il vero fulcro della vita sociale bassanese.


20 luglio 2026

I ❤️ shopping


Entriamo in un negozio per acquistare una sola cosa e ne usciamo con un sacchetto pieno. Oppure navighiamo su Internet "solo per dare un'occhiata" e, pochi minuti dopo, abbiamo già completato un ordine.

Perché compriamo molto più di quanto ci sia realmente necessario?
Un tempo gli acquisti erano legati soprattutto ai bisogni: cibo, vestiti, strumenti di lavoro, ciò che serviva per vivere. Oggi, invece, gran parte dei nostri acquisti nasce dai desideri. E non c'è nulla di sbagliato nel desiderare qualcosa. Il problema nasce quando il desiderio diventa un'abitudine continua.


La pubblicità ci invita costantemente a migliorare noi stessi attraverso ciò che possediamo. Un telefono più moderno, un'auto più elegante, un capo d'abbigliamento alla moda, un oggetto che promette di semplificarci la vita. Ogni messaggio sembra suggerire la stessa idea: "Ti manca ancora qualcosa."
Così iniziamo a credere che la soddisfazione sia sempre nel prossimo acquisto.


Eppure capita spesso che, dopo l'entusiasmo iniziale, quell'oggetto finisca in un cassetto, in un armadio o su uno scaffale. La gioia dura poco, mentre il desiderio ricomincia quasi subito a cercare qualcos'altro.
Forse perché non stavamo acquistando soltanto un oggetto.


A volte compriamo per premiarci dopo una giornata difficile. Altre volte per consolarci, per riempire un momento di noia o per sentirci al passo con gli altri. In alcuni casi acquistiamo perfino una versione ideale di noi stessi: il libro che speriamo di leggere, gli attrezzi per uno sport che immaginiamo di iniziare, il vestito della persona che vorremmo diventare.


Gli oggetti, in fondo, raccontano anche i nostri sogni.
Il problema nasce quando affidiamo a quegli oggetti il compito di renderci felici.
Nessun acquisto può sostituire una relazione autentica, una vita ricca di significato o la serenità interiore. Può regalarci un momento piacevole, certo, ma difficilmente colmerà un vuoto che ha origini più profonde.
Esiste poi un altro aspetto, forse ancora più delicato.


Viviamo in una società che misura spesso il successo da ciò che si possiede. Senza accorgercene, rischiamo di valutare noi stessi e gli altri attraverso simboli esteriori: la casa, l'auto, il telefono, gli abiti, gli accessori. È una corsa che non finisce mai, perché ci sarà sempre qualcosa di nuovo da desiderare.
Di quante cose abbiamo davvero bisogno per vivere bene?
Probabilmente meno di quanto immaginiamo.


Questo non significa rinunciare a ogni piacere o vivere con il minimo indispensabile. Significa piuttosto recuperare il valore della scelta consapevole. Acquistare perché qualcosa ci è davvero utile, ci arricchisce o ci dona una gioia autentica, non perché stiamo inseguendo una sensazione destinata a svanire dopo pochi giorni.


Forse la vera ricchezza non consiste nell'avere sempre di più, ma nel desiderare un po' meno e apprezzare un po' di più ciò che già possediamo.
Quando impariamo a distinguere ciò che ci serve da ciò che semplicemente ci attira, scopriamo una forma di libertà che nessun negozio può mettere in vendita.
Perché il bene più prezioso, alla fine, non è ciò che riempiamo nelle nostre case, ma ciò che riusciamo a coltivare dentro di noi.

16 luglio 2026

Perché andiamo in vacanza?

Ogni anno milioni di persone aspettano con impazienza le vacanze. Le immagini sono sempre le stesse: valigie pronte, aeroporti affollati, spiagge, montagne, città da esplorare. Sembra quasi un rito collettivo, un appuntamento irrinunciabile.

Ma perché sentiamo questo bisogno così forte di partire?

La risposta più immediata è semplice: abbiamo bisogno di riposare. Dopo mesi di lavoro, impegni, responsabilità e routine, il desiderio di staccare la spina è naturale. Il corpo chiede una pausa, ma anche la mente reclama spazi nuovi, lontani dalle abitudini quotidiane.

C'è poi il piacere della scoperta. Conoscere luoghi diversi, incontrare persone, assaggiare sapori nuovi, osservare paesaggi mai visti. Viaggiare amplia lo sguardo e, spesso, ci permette di vedere anche noi stessi da una prospettiva diversa.

Per altri, la vacanza è libertà. Per qualche giorno non ci sono orari rigidi, scadenze, telefonate continue. Si vive con un ritmo più umano, seguendo il sole, la fame, la voglia di camminare o semplicemente di non fare nulla.

Eppure, osservando ciò che accade intorno a noi, emerge una domanda interessante.
Se le vacanze rappresentano tutto questo, perché molte persone tornano a casa con la sensazione che sia finito tutto troppo in fretta? Perché, dopo poche settimane, riaffiorano lo stress, l'insoddisfazione e quella sottile inquietudine che sembrava scomparsa?

Forse perché la vacanza, da sola, non può risolvere ciò che ci accompagna durante il resto dell'anno.
Cambiare luogo non significa necessariamente cambiare il proprio stato d'animo. Se partiamo stanchi, ansiosi o insoddisfatti, è possibile che quei sentimenti salgano in valigia con noi. Il panorama può essere diverso, ma la persona che lo osserva è la stessa.

Negli ultimi anni, inoltre, la vacanza è diventata anche qualcosa da mostrare. Fotografie perfette, itinerari da condividere, esperienze da raccontare. A volte sembra quasi che ci sia più attenzione a dimostrare di essere felici che a vivere davvero quei momenti. Il rischio è trasformare il riposo in un'altra forma di prestazione.

Questo non significa che viaggiare sia inutile. Al contrario. Un viaggio può lasciare ricordi preziosi, aprire la mente, rafforzare relazioni e regalare emozioni autentiche. Può persino cambiare il modo in cui guardiamo la vita.

Le vacanze restano un dono prezioso. Ci permettono di rallentare, respirare e ritrovare energie. Ma il loro valore più grande potrebbe essere un altro: ricordarci come vorremmo sentirci anche quando torniamo a casa.
Perché, in fondo, la vera soddisfazione non nasce soltanto da un luogo diverso, ma dal rapporto che abbiamo con la nostra vita ogni giorno.


12 luglio 2026

Ogni giorno mi pongo domande


Ogni giorno mi pongo domande alle quali, immancabilmente, non so dare risposta. La mia curiosità rimane sospesa ogni volta che provo a guardare oltre la superficie degli eventi, cercando di comprendere quei meccanismi che sembrano influenzare la nostra esistenza senza che ne siamo pienamente consapevoli.

Ho spesso l'impressione che tra chi governa e chi è governato esista una distanza profonda. Una distanza fatta non solo di potere, ma anche di conoscenza. 
Mi chiedo quanto delle decisioni che plasmano la società venga realmente compreso dai cittadini e quanto, invece, rimanga confinato nelle stanze in cui si decidono le sorti politiche, economiche e sociali di intere comunità.

Viviamo in una realtà complessa, dove informazioni, interessi e strategie si intrecciano continuamente. In questo contesto, distinguere la verità dalle narrazioni costruite non è semplice. 
I social network, anziché fare chiarezza, spesso amplificano confusione, contrapposizioni e disinformazione.

Forse il problema non è soltanto ciò che viene nascosto, ma anche la difficoltà di molti nel trovare il tempo, gli strumenti o la volontà per interrogarsi più a fondo sulla realtà che li circonda. 
Quanto il popolo è realmente consapevole delle intenzioni di chi lo governa?


6 luglio 2026

E poi ci sono gli uomini speciali

 


E poi ci sono gli uomini speciali,
preziosi e rari,
che se dicono a una donna 
"sei splendida",
lo dicono solo a lei.
Quelli che non hanno mai fretta,
perché sanno dire e fare
ogni cosa al momento giusto.
Abbastanza teneri
da non aver paura di sembrare 
poco virili.
Abbastanza sicuri di sé
da non aver timore delle critiche.
Abbastanza forti
da poter mostrare le loro fragilità 
e le loro debolezze.
Quelli che riescono a far sentire 
davvero speciale una donna.
Che non dicono che ci tengono a lei,
ma glielo dimostrano ogni istante.
Quelli per i quali esiste solo la donna che amano.
Gli uomini speciali sono quelli che scelgono,
perché sanno far sentire una donna
davvero speciale, unica.
Semplicemente perchè la amano.

Agostino Degas


1 luglio 2026

Un cambiamento



Quando avremo superato 
questo momento
vissuto con coraggio 
e determinazione
ricordiamoci con coscienza
di fare introspezione
delle nostre malefatte.
Quelle del passato. 
Di tutte le brutture che l'uomo
è stato capace di fare
a se stesso 
al prossimo
alla natura al mondo intero.
Dopodiché
quando 
le nostre preghiere
saranno state ascoltate
da quel Dio misericordioso
ricordiamoci di guardare
verso il cielo per dire un grazie
con cuore contrito
pronti ad un cambiamento.
Il mondo esige un cambiamento
vero e radicale.
Il mondo meglio dire 
l'essere umano dovrà cambiare.
Via soprusi egoismo
valori effimeri ingannevoli
differenze sociali
giochi di potere
odio e guerre.
Nel nostro perseverare 
verso il male
pagheremo il conto prima o poi.
Fosse mai 
che un meteorite
potrebbe distruggergi
non mettiamoci poi
in ginocchio 
a mani giunte
a chiedere aiuto
perché a tutto c'è un limite
anche per il buon Dio.

R♡

☀️

27 giugno 2026

Prima di discutere con qualcuno


Prima di discutere con qualcuno, chiediti: quella persona è mentalmente abbastanza matura da comprendere il concetto di un punto di vista diverso? Perché, se non lo è, allora non ha assolutamente senso farlo.

No, ogni discussione non merita la tua energia. A volte, non importa quanto chiaramente tu riesca a esprimerti, l’altra persona non sta ascoltando per capire, sta ascoltando solo per replicare. C’è una grande differenza tra un confronto sano e un dibattito inutile. Una conversazione con qualcuno che è mentalmente aperto, può essere illuminante, anche se non siete d’accordo.

Ma cercare di ragionare con qualcuno che si rifiuta di vedere al di là delle proprie convinzioni? È come parlare con un muro. Per quanto tu possa usare logica o verità, quella persona troverà il modo di distorcere, le tue parole. La maturità non sta nel vincere una discussione, ma nel capire quando non vale la pena affrontarla.

È rendersi conto che la tua pace interiore vale più del bisogno di dimostrare qualcosa a qualcuno che ha già deciso di non voler cambiare idea. Non ogni battaglia merita di essere combattuta. Non ogni persona merita una tua spiegazione. A volte, la cosa più forte che puoi fare è andartene, non perché non hai nulla da dire, ma perché riconosci che alcune persone non sono pronte ad ascoltare. E questo non è un peso che devi portare tu.

Carl Gustav Jung

23 giugno 2026

L'acqua di San Giovanni

Ciotola con fiori e erbe aromatiche,
 pronta per essere messa fuori
alla "rugiada della notte"
 ... e alla luce della Luna.

✨️

"L'acqua di San Giovanniè una tradizione popolare italiana che si celebra nella notte tra il 23 e il 24 giugno, in coincidenza con il giorno di San Giovanni Battista. 

La leggenda vuole che la notte del 23 giugno, che precede la nascita di San Giovanni Battista, sia una notte magica, durante la quale si celebrano riti propiziatori e purificatori e che l’acqua di San Giovanni possieda delle virtù curative e protettrici che porta salute, fortuna, amore e prosperità.

Le forze della natura si uniscono e conferiscono alle piante e all'acqua tutt'intorno il più alto culmine energetico.

Quest’acqua ha il potere di allontanare le avversità e proteggere i raccolti, visto che in estate possono verificarsi fenomeni atmosferici, quali temporali improvvisi e siccità, che rischiano di mettere in pericolo il raccolto.

L’acqua di San Giovanni è preparata per raccogliere la rugiada, che simboleggia la luna e porta fortuna grazie al potere dei fiori.
Viene preparata raccogliendo semplicemente un mix di fiori, petali e erbe aromatiche che si hanno a disposizione nel proprio territorio: rosa, ginestra, papavero, trifoglio, caprifoglio, iperico (erba di San Giovanni), verbena,  artemisia, malva, rosmarino, lavanda, sambuco, passiflora, menta, camomilla...

Le erbe vanno raccolte in una bacinella con dell’acqua e lasciate macerare sul balcone di casa o fuori da una finestra, in attesa della rugiada della notte.
Nella notte, la "rugiada degli Deidonerà a queste erbe tutte le energie positive.

La mattina successiva (24 giugno) si utilizzerà l’acqua di San Giovanni per lavare mani e viso, per regalarla a parenti e amici, per spruzzarla negli angoli della casa per allontanare le enerie negative, per spruzzarla vicino le radici delle piante, in modo simbolico,  per proteggere il raccolto e attirare abbondanza.


21 giugno 2026

Mondo digitale


"Cercate l'intelligenza che ha generato la rivoluzione digitale: è assai più importante che studiare quella che ne è stata generata: ne è la matrice originaria. 
Perché l'uomo nuovo non è quello prodotto dallo smartphone: è quello che lo ha inventato, che ne aveva bisogno, che se l'è disegnato a suo uso e consumo, che lo ha costruito per fuggire da una prigione, o rispondere a una domanda, o zittire una paura. 
Abituatevi a considerare il mondo digitale come un effetto, non come una causa. Spostate lo sguardo verso il punto in cui tutto è iniziato."

Alessandro Baricco
dal libro "The Game"


19 giugno 2026

Era una ragazza semplice


"Era una ragazza semplice, di quelle che sognano dietro ai libri e alle poesie, e se la vita è carogna non importa, una ragione buona per sorridere la trovi comunque. Era un tipo così. Ed era carina, questo bisogna dirlo. Non del genere vistoso, quelle che ti giri a guardarle. Più semplice. 
Ma aveva qualcosa che ti accalappiava, niente da dire, ce l'aveva. Come una specie di limpidezza, di trasparenza. Era quel tipo di donna che quando ce l'hai tra le braccia, sai che lei è lì, proprio tra le tue braccia e da nessuna altra parte. Non so se avete presente. Ma è una cosa rara."

Alessandro Baricco
dal libro "Novecento"

16 giugno 2026

Tutto vale


Io credo che una foglia d’erba non valga affatto
meno della quotidiana fatica delle stelle.
E la formica è ugualmente perfetta, come un granello di sabbia,
come l’uovo di uno scricciolo.
E la piccola rana è un capolavoro pari a quelli più famosi,
e il rovo rampicante potrebbe ornare i balconi del cielo.
E la giuntura più piccola della mia mano qualsiasi meccanismo può deridere.

Walt Whitman



13 giugno 2026

Non mi racconto


Non mi racconto
non parlo di me.
Non scavo nel mio profondo
lo fanno gli altri per me.
Io gelosa del mio animo
custodisco tutto nel cuore.
Così mi ritrovo
nelle parole
pensieri o concetti
di un racconto
o di una poesia.
Io sono lì
nei sentimenti
di ogni scrittore
e poeta.

R♡
✒️

9 giugno 2026

Dove stiamo sbagliando davvero?


Ogni generazione nel corso dei secoli, ha dovuto affrontare prove difficili: povertà, malattie, guerre, ingiustizie e sofferenze di ogni genere. Eppure, grazie alla fede, alla forza della famiglia, al senso di comunità e al rispetto per la vita, si trovava il coraggio di andare avanti anche nei momenti più bui.
Oggi il crescente disagio di tanti giovani e le notizie di vite spezzate troppo presto ci interrogano profondamente. Non possiamo restare indifferenti davanti a una sofferenza così grande.

Viviamo in una società che spesso esalta l'apparenza più dell'essere, il successo più dei valori, il "tutto e subito" più della pazienza e dell'impegno. I social possono diventare strumenti di confronto continuo, il bullismo continua a fare vittime silenziose e molti ragazzi si sentono soli pur essendo sempre connessi.

Forse stiamo perdendo qualcosa di importante: la capacità di ascoltare, di educare al valore della vita, di trasmettere speranza, responsabilità e fiducia nel futuro.

È una tristezza immensa vedere giovani che non riescono più a intravedere una strada davanti a sé. E allora la domanda che dovremmo porci, senza cercare colpevoli ma con onestà, è una sola: dove stiamo sbagliando davvero?


7 giugno 2026

Il resto è niente


"Niente si sa, 
tutto si immagina. 
Circondati di rose, 
ama, bevi, e taci. 
Il resto è niente."

Fernando Pessoa



5 giugno 2026

3 giugno 2026

740 bambini polacchi salvati da un Maharaja


Nel pieno della Seconda guerra mondiale, nel 1942, una nave carica di bambini vagava nel Mare d’Arabia senza trovare un porto disposto ad accoglierla. A bordo c’erano 740 bambini polacchi, sopravvissuti ai campi di lavoro sovietici dove molti dei loro genitori erano morti di fame, malattie e stenti. Dopo una fuga attraverso l’Iran, avevano raggiunto il mare nella speranza di trovare rifugio, ma lungo le coste dell’India nessun porto voleva accoglierli.
Porto dopo porto, le autorità dell’Impero Britannico – che allora controllava gran parte del subcontinente indiano – respingevano la nave. Le risposte erano sempre le stesse: non era una loro responsabilità. Intanto le scorte di cibo e medicine diminuivano e la speranza iniziava a spegnersi.

Tra quei bambini c’era Maria, dodici anni, che stringeva la mano del fratellino di sei. Prima di morire, la madre le aveva chiesto di proteggerlo. Ma proteggere qualcuno diventava quasi impossibile quando il mondo intero sembrava voltarsi dall’altra parte.

La notizia arrivò però fino al piccolo palazzo di Navanagar, nell’attuale stato indiano del Gujarat. Il sovrano locale era Jam Sahib Digvijay Singhji, un Maharaja che governava un principato sotto il controllo britannico. Non aveva il potere di sfidare apertamente l’impero, né l’obbligo di intervenire.

Quando i suoi consiglieri gli riferirono che 740 bambini erano bloccati in mare perché nessun porto voleva accoglierli, il sovrano chiese semplicemente quanti fossero. "Settecentoquaranta", risposero. Dopo un breve silenzio, pronunciò parole che cambiarono il destino di tutti loro: gli inglesi potevano controllare i suoi porti, disse, ma non la sua coscienza. Quei bambini sarebbero sbarcati a Navanagar.

Nonostante il rischio di tensioni con le autorità britanniche, inviò il messaggio che avrebbe salvato centinaia di vite: erano i benvenuti.

Nell’agosto del 1942 la nave entrò finalmente in porto. I bambini scesero a terra esausti, deboli, troppo provati per piangere. Ad attenderli sul molo c’era il Maharaja, vestito di bianco. Si inginocchiò per guardare i più piccoli negli occhi e, attraverso gli interpreti, disse loro qualcosa che molti non sentivano dalla morte dei genitori: non erano più orfani. Da quel momento sarebbero stati suoi figli.

Il sovrano non fece costruire un semplice campo per rifugiati. A Balachadi creò un vero villaggio dove i bambini potessero crescere. Organizzò scuole con insegnanti polacchi, fece preparare cibo della loro tradizione, permise loro di cantare le canzoni della loro infanzia e di mantenere la propria lingua e cultura. Anche il Natale veniva celebrato secondo le tradizioni polacche, sotto il cielo tropicale dell’India.

Per quattro anni, mentre il mondo era devastato dalla guerra, quei bambini vissero lì non come profughi, ma come una famiglia. Il maharaja visitava spesso il villaggio, conosceva i loro nomi, partecipava ai compleanni e cercava di consolare chi continuava a piangere i genitori perduti. Tutto – medici, insegnanti, vestiti e cibo – veniva pagato con il suo patrimonio personale.

Quando la guerra finì e arrivò il momento di lasciare Balachadi, molti di loro piansero. Quel luogo era diventato l’unica vera casa che avessero conosciuto dopo la tragedia.

Oggi quei bambini sono cresciuti: sono diventati medici, insegnanti, genitori e nonni. In Polonia piazze e scuole portano il nome di Jam Sahib Digvijay Singhji, che ha ricevuto importanti onorificenze dal Paese.

Ma il suo vero monumento non è fatto di pietra: sono le 740 vite che riuscì a salvare quando, mentre il mondo chiudeva le porte, decise semplicemente di aprirle.

Dal web

29 maggio 2026

Vanessa cardui

Vanessa cardui, nota come Vanessa del cardo, (conosciuta in inglese come Painted Lady), è una farfalla migratrice cosmopolita della famiglia Ninfalidi. 
Famosa per le sue lunghe migrazioni che coprono quasi tutti i continenti (esclusa l'Antartide), compie viaggi eccezionali, spesso in più generazioni, dall'Africa all'Europa e viceversa. Attraversa deserti e mari, volando spesso a quote elevate, sfruttando i venti favorevoli per ridurre il dispendio energetico.

È un lepidottero di medie dimensioni (circa 60 mm di apertura alare) con ali arancioni, nere e bianche, e le sue larve si nutrono principalmente di cardo e ortica, ma anche di altre piante. 
È un insetto di grande interesse scientifico per le sue straordinarie capacità di volo e adattamento.

Questi sono gli scatti di una deliziosa "Vanessa cardui" sulla siepe del mio giardino (Rhyncospermum jasminoide).
Vederla ferma è un'opportunità rara per ammirarne i dettagli.
Chissà, se ferma al sole, probabilmente si sta scaldando per prepararsi al volo o sta riposando durante le sue lunghe migrazioni... che possono portarla a viaggiare per oltre 1.000 chilometri.
È certamente uno degli insetti migratori più impressionanti del pianeta!