18 giugno 2021

La "Sfera grande" di Arnaldo Pomodoro a Pesaro


Basta un simbolo per rappresentare una città. L'immagine della Tour Eiffel, per esempio, ci fa pensare a Parigi, così come il Big Ben per Londra, la statua della Libertà per New York, il Colosseo per Roma, ecc.

Ebbene anche la città di Pesaro ha il suo simbolo: "la Palla di Pomodoro", come la chiamano familiarmente i Pesaresi.
È la "palla" di Arnaldo Pomodoro, scultore e orafo italiano, considerato uno dei più grandi scultori contemporanei non solo in Italia ma anche all'estero, anche per le sue sfere in bronzo, materiale che predilige per le sue opere.

La sfera, realizzata per l’Expo di Montreal del 1967, si trova a Roma davanti all'ingresso principale della Farnesina, sede del Ministero degli Esteri.

Nel 1971 fu posizionato sul terreno, nel Piazzale della Libertà a Pesaro, un modello della sfera per l'Expo realizzato però in poliestere; successivamente fu rimosso per un restauro, dopo che era divenuto oggetto da parte di vandali, con ogni tipo di scritte.


Nel 1998, per la gioia dei cittadini, venne sostituito da un'altra versione in bronzo. 
Ed è lì ora, la nuova sfera, imponente, al centro del Piazzale della Libertà, sul lungomare di Pesaro, adagiata sulla superficie dell'acqua di una fontana, con intorno un prato verde, alberi e panchine.


Il mare che fa da sfondo è, senza dubbio, una scelta che arricchisce e valorizza ancora di più sia la sfera sia la piazza, creando uno scorcio molto suggestivo.


La scultura si presenta levigata e omogenea ma attraverso larghe spaccature s’intravede l’interno fatto d’ingranaggi e meccanismi geometrici in contrasto con l’esterno. È simbolo dell’arte che tende a giungere alla profondità dei concetti, all'anima... è la complessità dell’ignoto.
                                            

"La sfera è un oggetto meraviglioso, del mondo della magia, del mondo dei maghi, e che si tratti di cristallo bronzo o pieni d’acqua… riflette ciò che ci circonda, creando tali contrasti che a volte si trasforma, diventando invisibile, lasciando solo il suo interiore, tormentato e corroso, pieno di denti […] Quello che mi spinge a fare le sfere è rompere questi elementi perfetti. Esse sono delle forme magiche con un interno misterioso e vivo, mostruoso e puro; perciò creo un conflitto con la lucentezza: un’unità composta di incompletezza. Nella mia scultura, la forma del mondo contiene in sé la forma della ‘città ideale’ come concepito dagli artisti del Rinascimento italiano. Questo, a sua volta, contiene le mie speranze e i miei sogni e quelli di innumerevoli altri cittadini del mondo."

Arnaldo Pomodoro